La Valle d’Aosta è la più piccola regione vitivinicola d’Italia, un territorio vivo, scolpito da vallate e vette che ne definiscono clima, identità e vocazione agricola. Un ambiente particolare, segnato da zone siccitose soprattutto verso i confini, dove la viticoltura è sempre stata una sfida. È nel cuore di questa produzione che si trova la cantina Grosjean, azienda storica che ha attraversato decenni complessi contribuendo alla rinascita del vino valdostano.

Ho incontrato Hervé Grosjean nel corso di un incontro stampa organizzato a Firenze, presso il ristorante Gunè, occasione che ha permesso di approfondire storia, filosofia produttiva e nuove prospettive dell’azienda. Con Hervé avevo già avuto modo di confrontarmi qualche anno fa, durante una visita alla cantina in Valle d’Aosta: ritrovarlo oggi, con una gamma ancora più ampia e una visione più definita, ha dato continuità al racconto di un territorio che evolve senza perdere identità. I vini sono stati degustati nel corso della presentazione.

Una storia che nasce nel momento più difficile

La famiglia Grosjean avvia l’attività a metà degli anni Cinquanta, nel periodo più critico per la viticoltura regionale. La prima uscita ufficiale arriva nel 1978 con un vino inatteso per la zona: il Ciliegiolo. “Faceva vasca, dicevano i vecchi, e in più si mangiava: era dolce e zuccherina”, ricorda Hervé Grosjean.

Da allora la cantina ha continuato a crescere, accompagnando la riscoperta dei vitigni autoctoni e l’evoluzione qualitativa della Vallée.

Un territorio che attira sempre più appassionati

L’enoturismo è in forte espansione: “Accogliamo circa 4.000 persone all’anno, stiamo crescendo soprattutto sul pubblico italiano”, spiega Grosjean. La proprietà conta 20 ettari di vigneto, ai quali si aggiungono una ventina di conferitori, per un totale di 200.000 bottiglie prodotte annualmente.

Cru e single vineyard: la nuova identità dei vini Grosjean

“Esprimiamo tutte le varietà della regione, ma ci stiamo spostando e specializzando sui cru, sulle singole vigne, per far parlare il territorio in modo diverso”, racconta Hervé. Una scelta che valorizza le microzone e le altitudini, elementi decisivi nella viticoltura valdostana.

Biologico per scelta, non per certificazione

La sostenibilità è un pilastro dell’azienda, ma senza bollini: “Siamo biologici per scelta, non per certificazione: non serve. Abbiamo costruito un lago artificiale, utilizziamo il 90% di energie rinnovabili e non impieghiamo pesticidi. È una scelta consapevole”.

Il cambiamento climatico come opportunità

Negli ultimi anni la maturazione delle uve rosse è diventata più completa: “Oggi è un’opportunità. Abbiamo chiesto al Ministero di togliere il limite dei vigneti a 900 metri di altitudine”, spiega Grosjean, convinto che la montagna possa offrire nuove prospettive.

I vini degustati a Firenze

Montmary Rosé – Metodo Classico Extra Brut s.a.

Rosa cipria, profumi agrumati, richiami di pane e lievito. Palato semplice, accomodante, perfetto da aperitivo.

Petite Arvine Vigna Rovettaz 2025 – Vallée d’Aoste DOC

Varietà tardiva, resistente ai cambiamenti climatici. Pressatura a grappolo intero, 80% acciaio e 20% legno tostato. Paglierino tenue, riflessi verdolini; note erbacee e tropicali (mango, selce), mela Golden e menta piperita. Palato dinamico, corpo medio, ritorni mentolati e di salvia.

Chardonnay Le Vin de Michel 2024 – Vallée d’Aoste DOC

Fermentazione e malolattica in barrique piegate a vapore, con bâtonnage. Paglierino dorato, naso autentico con albicocca e richiami aromatici. Sorso teso, sostenuto dalla componente acida. Il nome omaggia il proprietario della vigna acquistata dalla famiglia Grosjean.

Pinot Noir Vigne Tzeriat 2023 – Vallée d’Aoste DOC

Cru storico aziendale, cloni svizzeri, 700 metri di quota in anfiteatro esposto a sud. Metà uve diraspate e metà a grappolo intero; affinamento in tonneaux da 500 litri. Rubino trasparente, amarene, visciole, rose e fragoline; cenni di sottobosco e tabacco. Sorso saporito, leggermente ruvido, acidità viva, richiami di ciliegia.

Fumin Vigna Rovettaz 2023 – Vallée d’Aoste DOC

Il principe dei rossi valdostani, nato come vino da taglio negli anni Ottanta. Varietà vigorosa e tardiva. Rubino impenetrabile, naso scuro: marasca, cuoio, grafite, note fumé, pepe nero, visciole, susine mature e menta. Palato distinto, quasi timido, con ritorni salini, agrumati e botanici.

Flétry au Vent – Vino da Uve Stramature

Passito tradizionale, blend di sei varietà raccolte prima della maturazione e stramaturate in cassetta. Naso delicato: petali di rosa, ciclamino, botaniche, mentuccia e niputella. Palato dolce ma teso, saporito, mai pesante.

Hervé Grosjean e la sua famiglia rappresentano un fulgido esempio di visione territoriale: una cantina che incarna l’identità della Valle d’Aosta e che, vendemmia dopo vendemmia, continua a esprimere qualità e autenticità.
Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.