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Per la denominazione e per tutto il suo consorzio è partito ufficialmente un nuovo ciclo, poco più che trentenne figlia di Girolamo Guicciardini, Irina è il volto nuovo della Vernaccia, un’altra donna dopo Letizia Cesani, alla guida del rosso vestito di bianco dal carattere forte.

“La Vernaccia è una donna che sa quello che vuole, è sicura di sé ed impone la sua presenza, in modo femminile, elegante ma anche dolce.” – dichiara Irina Guicciardini Strozzi, presidente del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano.

E cosi dopo una stagione che ha visto una fase vegetativa anticipata ma una raccolta se vogliamo tardiva rispetto alle precedenti annate, arriva nel bicchiere la Vernaccia 2019.

“Possiamo dire che è una Vernaccia, rispetto al 2018, più fine” – prosegue Irina – “ma rispetta i suoi profili, grazie anche ad una maturazione arrivata ad un livello ottimale nell’ultima settimana di Agosto e la prima di Settembre 2019.”

Il ciclo “Il vino bianco ed i suoi territori” è giunto quest’anno alla sua 15 edizione e nel corso dell’ultima anteprima in una degustazione guidata da Alessandro Torcoli, la Vernaccia ha incontrato i classici del nuovo mondo.

“Sono vini complessi, profondi e che a loro modo esprimono una territorialità” – racconta Alessandro Torcoli, direttore Civiltà del Bere – “così come fa la Vernaccia, che però non è necessariamente unica. Si può infatti trovare nel mondo qualcosa di analogo e interessante, per questo la Vernaccia deve esprimere ancora di più la sua differenza.”

Il valore della Vernaccia di San Gimignano è sicuramente nella sua stretta correlazione con il territorio che la esprime, oggi infatti è quantomai importante salvaguardare e promuovere questa eccellenza ponendo attenzione anche all’ambiente che la circonda.

“Oggi è infatti l’altro valore aggiunto importante per la Vernaccia” – racconta Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano – “che ricordiamolo è importantissimo per la nostra economia, ha una storia nobilissima, ma è un piccola denominazione che puntare sulla sua specificità per emergere e competere in tutto il mondo.”

730 ettari di vigneti, per oltre 5 milioni e mezzo di bottiglie commercializzate sia in Italia che nel resto del mondo, un successo che si basa su elementi identitari come quello del suo vitigno autoctono, la Vernaccia appunto.

“Che per noi costituisce un elemento distintivo sul quale vogliamo puntare per conquistare sempre di più i mercati del mondo.” – racconta Stefano Campatelli, direttore Consorzio della Vernaccia di San Gimignano

La 2019 in bottiglia si presenta già fresca e raffinata ma ancora troppo immatura rispetto ad una Vernaccia 2018 che dopo un anno ci racconta qualcosa di molto preciso:

“Deve stare in bottiglia, deve stare almeno 1 anno in bottiglia” – racconta Laura Dell’Aira, Fattoria di Fugnano – “ne sono sempre più convinta, sto anche cominciando a riflettere se posticipare le uscite delle mie etichette.”

Le riserve in particolare la 2014 e la 2017, annate decisamente non facili, hanno fatto emergere le grandi competenze di molti produttori si in vigna che in cantina.

“Su 2014 in generale ma soprattutto sulla nostra Vernaccia, siamo riusciti a mantenere una freschezza anche nella riserva” – racconta Michael Falchini, Casale Falchini – “questa caratteristica la fa sembrare un vino più giovane anche di un 2015.”

“Le nostre uve nascono a Pancole, una zona di San Gimignano molto siccitosa” – racconta Letizia Cesani, Cesani Winery – “la nostra Vernaccia si caratterizza per una predominante salina, è questa caratteristica che riesce a dare leggiadria ai nostri vini. Per l’annate 2017, grazie ad una gestione della vendemmia oculata, siamo riusciti ad avere uva molto equilibrata.”

Tante anche le selezioni in degustazione, a testimonianza di un lavoro che qui a San Gimignano paga sempre.

“Ogni anno facciamo un gran lavoro in vigna, cercando di portare in cantina solo uva perfetta” – commenta Andrea Ciappi, Casa alle Vacche – “le uve presenti nella nostra selezione provengono da una vigna molto vecchia, di oltre 25 anni, che ci restituisce un raccolto più scarso ma di alta qualità”

E poi scopro LEI, un vino che nasce da una esperienza produttiva che richiamano antichi metodi di vinificazione.

“A differenza delle altre nostre Vernacce, questa ha un carattere Mediterraneo, soffuso quasi sotterraneo di erbe officinali” – racconta Giorgio Comotti, Il Palagione – “una idea di Vernaccia fatta come i vecchi tempi, a tino aperto e senza controlli di temperatura, ho voluto capire le origini di un percorso.”

Un vitigno, la Vernaccia presente in questo territorio da quasi 1000 anni e che rappresenta sicuramente uno delle testimonianze più autentiche e concrete di adattamento al cambiamento climatico.

“Noi tecnici dobbiamo cercare di potenziare ancora di più questo vitigno” – racconta Alessio Gragnoli, agronomo Teruzzi – “coltivando i nostri vigneti e dando longevità ai nostri vini. Solo così possiamo affrontare il cambiamento climatico in atto nel nostro pianeta.”

Quello che emerge più chiaramente è il percorso di crescita qualitativo della tutta la denominazione Vernaccia che oggi vanta produttori che fanno della qualità, il loro unico punto d’arrivo.

“Sono vini molto molto minerali” – racconta Luca Grippo, Bibenda – “questo ci permette di riscontrare nel bicchiere sia profondità che territorialità.”

Classicità e modernità sono le nuove sfide che attendono la Vernaccia di San Gimignano.