Tra gli appuntamenti più interessanti dell’undicesima edizione del Matelica Wine Festival, la masterclass dedicata al Verdicchio di Matelica DOC ha rappresentato uno dei momenti di maggiore approfondimento tecnico. Ospitata presso la Cantina Cooperativa Belisario, la degustazione è stata condotta dall’enologo Roberto Potentini, affiancato dai saluti del presidente della cooperativa Antonio Centocanti e dell’assessora del Comune di Matelica Barbara Cacciolari, che ha portato il saluto istituzionale del sindaco Denis Cingolani.

La degustazione, articolata in ventuno etichette, dalla vendemmia 2025 fino alla sorprendente annata 2008, ha offerto una fotografia completa della denominazione, dimostrando non solo la straordinaria identità del Verdicchio di Matelica, ma soprattutto la sua eccezionale capacità di evolvere nel tempo.

Prima della degustazione Roberto Potentini ha illustrato le peculiarità del territorio che rendono il Verdicchio di Matelica un vino unico nel panorama italiano.

Il fiume Esino nasce nell’Alta Valle Esina, attraversa la suggestiva area delle Grotte di Frasassi e prosegue fino a sfociare nel Mare Adriatico. È lungo questo corso che da secoli viene coltivato il Verdicchio, ma è proprio nell’Alta Valle, tra Matelica e gli altri sette comuni della denominazione, che il vitigno trova la sua massima espressione.

Determinante è la presenza della catena Vicinale del Monte San Vicino, che costituisce una naturale barriera alle correnti caldo-umide provenienti dall’Adriatico. Questo particolare assetto geomorfologico crea un clima continentale, profondamente diverso rispetto a quello del vicino Verdicchio dei Castelli di Jesi, maggiormente influenzato dal mare.

Le escursioni termiche tra giorno e notte consentono una maturazione lenta e completa delle uve, preservando acidità, profumi e quella caratteristica impronta minerale che molti degustatori descrivono come la sensazione di “assaporare la roccia nel bicchiere”.

Anche la posizione sul 43° parallelo contribuisce a garantire un equilibrio ideale tra irraggiamento solare e precipitazioni, mentre i terreni ricchi di scheletro calcareo, argilla e con ridotte percentuali di limo conferiscono ai vini struttura, sapidità e una marcata tensione gustativa.

Il Verdicchio di Matelica si distingue inoltre per un contenuto zuccherino naturalmente contenuto, generalmente inferiore ai 2 g/l, privilegiando così freschezza, verticalità ed eleganza.

La degustazione: ventuno interpretazioni di un grande bianco italiano

La degustazione ha evidenziato un filo conduttore comune a tutta la denominazione: freschezza, sapidità, mineralità e il caratteristico finale di mandorla amara che accompagna praticamente tutti i campioni, pur nelle diverse interpretazioni aziendali.

Le Cime BasseValimaro 2025 apre la degustazione con un profilo delicato, dominato da fiori bianchi e mela fresca. In bocca emerge subito una piacevole sapidità sostenuta da una fresca acidità; seguono richiami di mela gialla e pesca, con la tipica chiusura mandorlata.

Casa Lucciola 2022 mostra già una maggiore complessità aromatica. Le note floreali si intrecciano a evidenti sensazioni fumé e di idrocarburo. Il sorso è sapido, dinamico, con richiami di mela verde e un finale elegante di mandorla.

Con il Maccagnano Riserva DOCG 30° Anniversario 2022 di Gagliardi il livello qualitativo sale ulteriormente. Al bouquet floreale si aggiungono erbe officinali e un’articolazione aromatica che unisce profumi varietali, note fermentative e sentori evolutivi, dando vita a un vino complesso e di grande profondità.

Vecchie Vigne 2022 di Ianai si distingue per le marcate sensazioni di pietra focaia. Qui la freschezza prevale sulla sapidità, valorizzando erbe aromatiche e officinali prima della classica chiusura di mandorla.

Anche Amelior Riserva DOCG 2022 di Lamelia propone un’identità territoriale molto definita: note affumicate e floreali anticipano un sorso ricco di sapidità, freschezza, frutta bianca croccante e finale mandorlato.

Il Gaudio Riserva DOCG 2022 del Vigneto Fernando Alberto offre uno dei bouquet più articolati della batteria: fiori, erbe officinali, pietra focaia e fieno bruciato accompagnano un sorso coerente, profondo e di notevole eleganza.

Con M 2021 di Gajole emergono aromi fumé, erbe aromatiche e mandorla. In bocca la sapidità iniziale lascia spazio ad albicocca, pesca sciroppata e a un finale persistente.

Il Millo Riserva DOCG 2021 di Gatti esprime un carattere vegetale e minerale molto interessante. Il sorso è ricco, con leggere rotondità, note balsamiche e frutta matura sostenute da una solida spalla acida.

Archè 2021 di Maraviglia conquista per dinamismo: fiori maturi, frutta, leggere note affumicate e balsamiche accompagnano una progressione gustativa che evolve continuamente fino alla classica mandorla finale.

Il Materga Riserva DOCG 2021 di Provima presenta aromi maturi di fiori e frutta con eleganti richiami fumé. Al palato l’ingresso è decisamente salmastro, seguito da sensazioni più morbide e dolci che conducono alla mandorla.

Con Stefano Zoli 2020 compaiono interessanti note vegetali di foglia di pomodoro e leggere sfumature di idrocarburo. La salinità domina il sorso senza mai perdere la vibrante freschezza tipica della denominazione.

Tenuta Grimaldi 2020 sorprende con un profilo aromatico differente: foglie secche, pasticceria e agrumi maturi anticipano un gusto fresco, agrumato e particolarmente elegante.

Il Brondoletto Riserva DOCG 2020 di Tenuta Piano di Rustano privilegia la componente minerale rispetto alla semplice sapidità, mantenendo una freschezza incisiva e una lunga chiusura mandorlata.

Tra i campioni più completi della degustazione spicca Angelo Riserva DOCG 2020 di Villa Collepere, ricco di sfumature balsamiche, minerali e fruttate, capace di coniugare struttura, grande finezza ed equilibrio.

Il Vertis 2019 di Borgo Paglianetto conferma come l’evoluzione possa arricchire il Verdicchio senza snaturarlo: frutta bianca e gialla matura dialogano con eleganti sensazioni minerali in un sorso pulito e armonioso.

Gegè 2019 di Cavalieri convince per la sua immediatezza, fatta di agrumi, balsamicità e una bevibilità davvero coinvolgente.

Caecus 2019 de I Tre Monti propone un profilo intenso di erbe officinali, pietra bagnata, fiori e frutta. Il sorso è delicato, senza eccessi, perfettamente equilibrato.

Con il Colpaola 2016 emerge tutta la longevità del Verdicchio di Matelica. Foglia di pomodoro e fiori bianchi introducono un vino ancora sorprendentemente fresco, tanto da sembrare di un’annata molto più recente.

Il Mirum Riserva DOCG 2016 de La Monacesca rappresenta una delle grandi espressioni della denominazione. Il colore vira verso un elegante giallo dorato; il bouquet si fa più maturo e complesso mentre il sorso diventa ampio, ricco, con frutta gialla matura e una mandorla finale più dolce e avvolgente.

Collestefano 2015 dimostra come il Verdicchio possa affrontare il tempo con grande dignità. Le note balsamiche e di erbe aromatiche accompagnano un sorso ancora fresco e agrumato, probabilmente nella fase conclusiva della sua parabola evolutiva ma ancora capace di regalare emozioni.

La degustazione si conclude con un autentico fuoriclasse: Meridia 2008 di Belisario. Diciotto anni nel bicchiere raccontano tutta la straordinaria longevità del Verdicchio di Matelica. Le sensazioni saline e minerali si fondono con crema pasticcera, agrumi canditi, frutta evoluta e mandorla, regalando un vino di rara complessità che ricorda la raffinatezza di un grande dessert di pasticceria senza perdere tensione, freschezza ed equilibrio.

Al termine della degustazione emerge una certezza: il Verdicchio di Matelica è uno dei grandi vini bianchi italiani capaci di affrontare il tempo con sorprendente naturalezza. Una verticale di questo livello non è stata soltanto una degustazione tecnica, ma un autentico viaggio nella geologia, nel clima e nella storia di un territorio unico, capace di dimostrare come il Verdicchio di Matelica sia molto più di un grande bianco marchigiano: è uno dei vini italiani con il più alto potenziale evolutivo e una delle espressioni più autentiche del rapporto tra vitigno e territorio.

Alberto Chiarenza
Sono romano ma cresciuto in Sudafrica: porto uno sguardo multiculturale, eleganza e passione enogastronomica. Sommelier e Assaggiatore ONAV, vivo il vino come stile di vita e continua ricerca.