Il rapporto tra suolo e vino è un tema centrale nella viticoltura italiana e trova nuova attualità anche attraverso progetti recenti come Poggio Severo, utile per osservare come la geologia influenzi stile e scelte produttive. L’attenzione si concentra così sulla lettura del suolo e sul suo ruolo nella definizione dell’identità dei vini.

Nell’intervista, Carlo Baldi Lisini distingue con precisione tra terreno e suolo, sottolineando come quest’ultimo sia un sistema vivo. “La base del vino buono è il suolo. Non si parla di terreno, ma di suolo”, afferma. La valutazione non può limitarsi alla superficie: “A vista il suolo non dice nulla. Per capirlo bisogna scavare, leggere gli strati, individuare dove si trovano le componenti calcaree e quelle argillose”.

La conoscenza del profilo pedologico permette di prevedere vigoria, drenaggio e comportamento della vite nelle diverse annate. Ma il suolo, da solo, non basta. “L’esposizione è importantissima”, spiega Carlo Baldi Lisini, perché orienta maturazione e gestione delle temperature. La ventilazione è un altro elemento decisivo: “Garantisce ricambio d’aria ed elimina l’umidità, che è la condizione più sfavorevole per la vigna perché favorisce le malattie fungine”.

La scelta del sito richiede quindi un’analisi integrata di fattori fisici, climatici e agronomici. “Se siamo in un fondo valle dove ristagna l’acqua e d’estate ci sono temperature elevate, investirei altrove”, osserva, evidenziando come la valutazione del contesto ambientale sia parte del progetto enologico.

L’approccio descritto da Carlo Baldi Lisini mostra come la lettura del suolo e dei fattori ambientali orienti le decisioni produttive, contribuendo alla definizione del profilo sensoriale e dell’evoluzione nel tempo dei vini.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.