Piazza Ricasoli, nel cuore di Gaiole in Chianti, per l’undicesimo anno consecutivo ha ospitato uno degli appuntamenti più riconoscibili del territorio: il Gaiole Wine Contest, la sfida enologica che chiama appassionati e professionisti a misurarsi con un blind test di cinque vini provenienti da diverse parti del mondo. Una prova di abilità che unisce tecnica, intuito e spirito di gioco, confermando la vitalità culturale del borgo chiantigiano.

L’evento nasce da un legame naturale con la piazza: “Capannelle, vista da questa piazza, è a 800 metri. Ci sentiamo particolarmente attratti da questa piazza”. Da questa vicinanza è scaturita l’idea di far “sfociare” la festa del Caveau di Capannelle fuori dalla cantina. “Nasce come un’appendice della festa del Caveau, ma oggi è diventata una festa autonoma e bellissima”.

La settima edizione ha confermato lo spirito di comunità che anima il contest. “È andata benissimo”, racconta Manuele Verdelli, sales manager di Capannelle, davanti a una lunga tavolata di persone “che condividono la passione del vino” e che si sono messe alla prova nel riconoscere i cinque vini alla cieca, ma soprattutto per “condividere un bicchiere”. Per Verdelli, il vino è questo: “rimettere le bottiglie a tavola, riabbracciarle insieme in un senso di comunità”, riportandolo vicino alle persone.

In gara oltre cento degustatori provenienti da tutta Italia e dall’estero. Cinque vini da riconoscere, rigorosamente alla cieca, seguendo regole chiare e un approccio metodico alla degustazione. Un gioco, certo, ma fondato sulla correttezza e sulla valutazione rigorosa dei campioni: un percorso che spinge ogni partecipante ad affinare sensibilità, metodo e capacità di ascoltare ciò che il calice racconta.

Bollicina — Stefano Strambi; Rosato — Thomas Taddeo; Bianco — Enrico Iacopetta; Primo Rosso — Nico Cannella; Secondo Rosso — Simone Cornacchia; vincitore assoluto del Calice in Argento — Nico Cannella.

Il contest è ormai un riferimento per esperti e appassionati: un appuntamento che per molti rappresenta un traguardo, sia nel percorso professionale sia nella crescita personale nel mondo del vino. Un contesto serio, costruito su competenza e rispetto, ma capace di mantenere quella leggerezza che rende il vino un’esperienza di condivisione e curiosità.

Eventi come questo fanno bene all’enologia: alimentano il confronto, stimolano lo studio, mantengono vivo un linguaggio fatto di attenzione e cultura. E parlano soprattutto ai giovani, che scoprono che il vino non è sballo ma conoscenza; che dietro ogni calice ci sono storie, lavoro, territori e la passione di chi quel vino lo produce, lo racconta e lo condivide.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.