Di che colore è un vulcano?

Verrebbe naturale rispondere nero. Nero come la lava quando smette di ardere, come la pietra che ricopre i fianchi dell’Etna, come quella terra apparentemente ostile dalla quale, quasi per contraddizione, riesce a nascere una viticoltura di straordinaria vitalità.

E invece, per una volta, il vulcano si veste di rosa. Non di un rosa, però. Di tanti rosa. Tenui, quasi invisibili. Ramati. Luminosi. Materici. Fino a sfiorare il rosso.

La masterclass: “Qual è l’espressione in rosa del vulcano?”

È probabilmente questa la risposta più interessante arrivata dalla masterclass tenuta da Galasso Carmine e Claudio Di Maria, moderata da Valeria Lopis, che ha aperto la mia giornata a 100Etna, nella splendida cornice di Fucina di Vulcano.

E cornice, in questo caso, non è una parola usata per abitudine: mentre nei calici cercavamo di interpretare l’Etna, bastava sollevare gli occhi per ritrovarselo lì, oltre le grandi vetrate.

Il rosato dell’Etna non esiste: esistono i rosati dell’Etna

Il Nerello Mascalese, interpretato in rosa, sembra possedere una capacità quasi camaleontica. Cambiano colore, estrazione, materia, tensione, profumi. Cambia soprattutto il modo in cui il produttore decide di raccontarlo.

Graci Etna Rosa 2025

Un rosa scarichissimo, ai limiti del bianco. Delicato nell’apparenza, affilato nella progressione. Sale, sapore, verticalità. Un rosa sottratto più che aggiunto.

Nero di Rosa 2025 – Masseria Setteporte

Colore appena più presente. Fragoline immediate e golose, sostenute da una vena saporita. Un rosato che non alza la voce: si avvicina.

Murgo Extra Brut 2018

Tonalità tenue, appena ramata. Introduce il tempo e le bollicine. Mineralità, erbe aromatiche, macchia mediterranea. Un’immagine tattile: pompelmo rosa frizzante.

Tre vini, tre modi completamente diversi di pronunciare la stessa parola: Etna.

Dalla lava bagnata alla lava fusa

Romice delle sciare 2024 – Calcagno

Il rosa si fa più carico, deciso. Teso e vellutato insieme. L’immagine: lava bagnata, scura, fredda, investita dalla pioggia.

Aita 2024 – Tenute Foti Randazzese

Rosa intenso, vino caldo, energico, materico. Qui l’immagine diventa lava fusa: forza, non sottrazione.

Rosso Relativo 2024

Un “rossato”: ciliegia, materia, trama tannica percepibile. Cammina sul confine tra due mondi.

Quanti rosa può avere un vulcano?

Rimettendo i calici uno accanto all’altro emerge una progressione:

  • Sale
  • Confidenza
  • Macchia mediterranea
  • Lava bagnata
  • Lava fusa
  • Ciliegia e tannino

Una salita cromatica e sensoriale lungo le pendici dell’Etna.

Il rosato etneo non insegue un modello: costruisce identità attraverso le differenze. Il rosa smette di essere una categoria cromatica: diventa un linguaggio.

Quando la masterclass finisce e l’Etna si moltiplica per sessanta

100Etna non si è esaurito nei calici della masterclass. Il banco d’assaggio ha riunito circa sessanta cantine, trasformando Fucina di Vulcano in una mappa liquida dell’Etna.

Versanti, altitudini, contrade, vigne, esposizioni, venti, luci, temperature. Interpretazioni rigorose e istintive. Eleganza e ruvidità. Gioventù e memoria.

E soprattutto: le persone.

Dietro ogni bottiglia c’è qualcuno che ha deciso come ascoltare quella terra.

Un vulcano che entra dalle finestre

Durante la masterclass la montagna era lì, oltre le vetrate. Durante il banco d’assaggio, la luce cambiava insieme ai vini.

L’Etna non restava sullo sfondo: entrava dalle finestre, osservava i calici, ricordava da dove provenisse ciò che stavamo bevendo.

100Etna è stato un’occasione per degustare molti vini, ma soprattutto per metterli uno accanto all’altro e scoprire quanto possano essere diversi pur condividendo quella gigantesca presenza alle loro spalle.

Di che colore è l’Etna?

Dopo 100Etna non saprei più rispondere nero. E neppure rosa.

Forse l’Etna ha il colore del vino che in quel preciso momento abbiamo davanti.

A volte è quasi trasparente e sa di sale. A volte profuma di fragoline. Altre volte diventa macchia mediterranea, pompelmo, pietra, ciliegia. Può essere lava bagnata. Può diventare lava fusa. Può sussurrare o gridare.

Il vulcano concede a ogni vino una parte di sé senza mai raccontarsi completamente.

Ed è per questo che torniamo al bicchiere: per cercare un’altra risposta e trovare, puntualmente, un’altra domanda.

Un ringraziamento particolare a Irene Foti, per l’invito e l’accoglienza, e per avermi dato la possibilità di vivere 100Etna non soltanto come degustazione, ma come momento di incontro, approfondimento e scoperta.

Perché alla fine sono arrivato sull’Etna cercando il vulcano. E ancora una volta l’ho trovato dentro un calice.

Michele Nasoni
Era il 1972, annata tragica in tutta Italia per il vino, eppure nacqui io. Allevato a latte e Sangiovese, pane vino e zucchero, nel 2010, fu per me un piacere, oltre che un onore, diventare sommelier. Dal 2016 inizia a scrivere sul mio blog ed oggi eccomi qua!