Nella storica zona del Cristo, a Sorbara (MO), la Cantina Paltrinieri ha costruito negli anni una visione chiara: valorizzare il Lambrusco di Sorbara attraverso scelte identitarie e un legame profondo con il territorio. Una filosofia che oggi guida il lavoro di Barbara Galassi e della sua famiglia, con i figli già coinvolti in azienda. “La responsabilità è tanta, ma la passione è ciò che dobbiamo essere bravi a trasmettere”.
La svolta arriva alla fine degli anni ’90, quando la cantina decide di vinificare il Sorbara puro, rinunciando al salamino in cantina pur mantenendolo in vigna per esigenze di impollinazione. Una scelta che anticipa il tema dell’identità territoriale, oggi centrale nel mondo del vino. “Se facevamo il Lambrusco come lo facevano tutti, eravamo uno dei tanti”, ricorda Galassi. L’assenza del salamino ha messo in luce la natura del Sorbara: colore scarico, acidità marcata, freschezza e una naturale vocazione rosata.
La zona del Cristo, stretta tra Secchia e Panaro, è definita da Barbara Galassi come una “piccola Mesopotamia”. I terreni limosi e drenanti, ricchi di detriti fluviali, garantiscono uve capaci di esprimere mineralità e tensione acida. “La freschezza dei nostri vini viene da qui”, spiega. Un patrimonio naturale che la cantina ha scelto di interpretare con coerenza, puntando su vini che raccontano il territorio senza sovrastrutture.
Accanto alla tecnica, due valori guidano la famiglia: passione e accoglienza. “Siamo nella bassa modenese, non sulle colline. Quello che possiamo offrire è far capire che dietro un bicchiere di vino c’è una storia, una famiglia, un territorio”. Un approccio che ha consolidato il rapporto con visitatori italiani e stranieri, attratti dalla capacità della cantina di trasformare un vitigno in un racconto.
Il Sorbara mostra oggi una versatilità che supera gli stereotipi del passato. Le esperienze internazionali lo confermano: in Canada, ad esempio, il Radice, rifermentato in bottiglia, viene abbinato a pesci crudi e grassi come tonno e salmone. “Ci ha colpito vedere quanto lo bevessero con il pesce”, racconta Galassi. Una versatilità che lo rende adatto anche ai gusti dei giovani, tra sushi, pizza, aperitivi e cucina contemporanea.
Guardando avanti, la continuità passa attraverso le nuove generazioni. “Il padre presta le spalle al figlio, che da lì riesce a vedere più lontano”, afferma Galassi. Una visione che lascia spazio a chi verrà, mantenendo però saldo il filo che lega la cantina al suo territorio: il Sorbara puro come espressione di identità e coerenza.




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