Si racconta che abbia pianto tre volte nella vita: per il fiasco di una sua opera, per la morte della madre e quando un tacchino farcito di tartufo, destinato a un picnic, cadde in acqua dalla barca. Conoscitore di vini e appassionato di abbinamenti, amava il Madera con i salumi e lo champagne con l’arrosto. Non cucinava, ma era grande estimatore di utensili da cucina e di tartufi, che si dilettava ad affettare personalmente. Ci farciva cannelloni e maccheroni, celebrati anche nel suo dramma giocoso L’italiana in Algeri. Stiamo parlando di Gioachino Rossini, musicista marchigiano di straordinario talento, ma anche buongustaio e amante del bien vivre.

“Mangiare, amare, cantare, digerire sono i quattro atti di quest’opera buffa che si chiama vita”, era solito dire. “Pazzo è chi non ne gode”.

Si ritirò a soli trentasette anni dall’attività di compositore per dedicarsi all’ozio, la sua grande passione, insieme al buon cibo e all’arte di ricevere gli amici. Frequentava Honoré de Balzac, Richard Wagner e Alexandre Dumas padre, autore del Grand Dictionnaire de Cuisine. Conobbe anche il celebre Carême, allora cuoco al servizio della famiglia Rothschild. Nella sua villa di Passy, Rossini organizzava banchetti sfarzosi.

Era goloso di salumi, zamponi e cotechini, che faceva arrivare a Parigi dall’Italia. Scriveva ricette. Numerose sono le rivisitazioni di piatti da lui suggerite, come il filetto arricchito con paté di foie gras, tartufo e salsa di Madeira, tanto ricco da suscitare nei camerieri una certa riluttanza nel prepararlo. È probabile che il tournedos alla Rossini prenda il nome dall’espressione francese “tournez le dos” (“voltate le spalle”), a indicare rifiuto, oppure segretezza nel comporlo.

Le sue creazioni musicali sono note a tutti, persino a chi non è melomane. La storica sigla di apertura delle trasmissioni Rai era tratta dal Guglielmo Tell: ne ricordate l’immagine in bianco e nero del traliccio avvolto da una rete? Anche l’ouverture de La gazza ladra, con la sua maestosità, è patrimonio condiviso. La sua musica è coinvolgente, vivace, a volte intrisa di ironia, che il compositore esaltava con crescendo lenti e montanti.

Chi meglio di Rossini può rappresentare le Marche? Regione plurale, dagli Appennini al mare, territorio ricco di biodiversità, fiero delle proprie tradizioni ma costantemente aperto all’innovazione. Accanto a olio, spezie, carni, formaggi e tartufi, troviamo il pesce e, insieme ai prodotti storici come l’anisetta, ottenuta dalla distillazione dell’anice verde, fanno oggi la loro comparsa fernet reinterpretati e gin dalle botaniche più disparate.

A Firenze, al Teatro del Sale, per onorare le Marche è andato in scena Pastiche Rossiniano, uno spettacolo musicale (con brani da Il barbiere di Siviglia, da La gazza ladra e dal celebre Duetto dei gatti) corredato da letture e cena in cui non è mancato il filetto e due specialità amate dal maestro: il consommé con piccole quenelle di semolino e i maccheroni avvolti in una ricca salsa di formaggio e burro. Era proprio quest’ultimo il grasso che prediligeva; l’olio lo utilizzava soltanto per l’Insalata Benedetta, pietanza di sua invenzione con senape, aceto, limone e, naturalmente, tartufo.

Tra i dessert, agli ospiti del Pastiche Rossiniano è stata servita una crostatina con frutti misti a evocare i lussuosi trionfi che Rossini offriva ai suoi invitati. Ottimi i vini marchigiani, tra i miei preferiti il Verdicchio di Matelica Riserva DOCG, l’Offida Pecorino DOCG e la Lacrima di Morro d’Alba DOC.

L’evento è stato organizzato da Linfa – Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche ed è stato inserito nel programma ufficiale del Fuori di Taste.

Silvia Meacci
Sono scrittrice, giornalista e insegnante di italiano per studenti di tutto il mondo. Il mio sogno nel cassetto? Immortalare i gorilla nella foresta e trovare il senso della vita. Amo fotografare, scrivere, cucinare e parlare di cibo. Volete conoscere la  ricetta dello sciroppo di sambuco? La trovate a pagina 50 del mio libro: 'E ovunque donne che parlavano la mia stessa lingua'.