Nel mondo del vino contemporaneo, la visione resta uno degli strumenti più solidi per orientare il futuro. È da una visione che nasce questo progetto, maturato osservando un vigneto a piede franco particolarmente caro a Elina Lisini, tra i fondatori del Consorzio del Brunello nel 1967 e prima donna presidente. Una sensibilità capace di guardare oltre il presente, cercando nel territorio le risposte ai cambiamenti in atto.
Nel 2009 quella visione si tradusse in una scelta precisa: piantare cloni di Sangiovese (CCL 2000/1) in un terreno sciolto, ricco di sabbia, individuato in un’area impervia a 510 metri sul livello del mare. Un luogo ventilato, circondato dal bosco, esposto a sud‑sud ovest e influenzato dalle correnti marine. All’epoca i segnali del cambiamento climatico iniziavano appena a emergere, e puntare sull’altitudine rappresentava una decisione che anticipava i tempi.
Sedici anni dopo, quel pensiero prende forma nel calice grazie al lavoro dei nipoti di Elina — Carlo, Lorenzo, Ludovica, Alessandro e Caterina.
Il vino si presenta con un rubino fitto. Al naso emergono rosa e fiori rossi, seguiti dal karkadè. Le fragoline di bosco e le ciliegie croccanti introducono una parte più vivace, mentre note mentolate, cioccolato fondente e mirtilli neri completano il quadro. Le spezie sono misurate, sostenute da una vena balsamica e da richiami di erbe aromatiche.
Il sorso è composto, lineare. L’ingresso avvolgente lascia spazio a una freschezza che riequilibra il profilo e accompagna una progressione pulita, con una chiusura che invita al ritorno. È un vino che unisce verticalità e classicità, mantenendo un equilibrio tra l’influenza del legno e la riconoscibilità del territorio, fatto di macchia mediterranea e vibrazioni leggere. In questo quadro, Poggio Severo si inserisce come un progetto destinato a un futuro radioso, un vino che trova con naturalezza il proprio posto tra i grandi rossi italiani, senza necessità di compiacere o cercare scorciatoie.
Ed è proprio qui che la visione iniziale trova un nuovo sviluppo. La selezione Poggio Severo apre infatti la strada a un percorso che guarda alla parcellizzazione come chiave interpretativa del futuro. L’azienda sta già lavorando al progetto Poggio dei Castagnini, un potenziale nuovo cru che potrebbe contribuire a una lettura più precisa dei suoli e delle esposizioni. Un approccio che non riguarda solo Lisini, ma che potrebbe diventare un riferimento per l’intera denominazione, chiamata oggi a raccontare con maggiore dettaglio la complessità del territorio.






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