Per due giorni, a Voghera (PV), il vino non è stato soltanto nel calice. È stato nelle parole dei produttori, nei piatti degli chef, nelle mappe che raccontano le colline e soprattutto negli incontri. OltreGusto Oltrepò Terra di Pinot Nero, il 7 e 8 settembre, ha riunito 32 cantine, 18 ristoranti dell’Oltrepò, 18 chef stellati e circa 1.400 persone, trasformando il territorio in un grande racconto collettivo.

Presentazione della mappa vitivinicola

La seconda edizione di OltreGusto ha incontrato la sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, dando vita a una manifestazione diffusa tra il Teatro Valentino Garavani e l’Istituto Gallini. Due anime diverse ma complementari: da una parte la riflessione sul vino e sulla sua identità, dall’altra la festa della tavola e dell’ospitalità.

Al centro, naturalmente, il Pinot Nero, vitigno che nell’Oltrepò Pavese trova una delle sue espressioni più interessanti. A contribuire a una nuova lettura del territorio è stata la mappa vitivinicola realizzata da Alessandro Masnaghetti, presentata insieme al manuale e alla versione tridimensionale. Uno strumento che invita a guardare l’Oltrepò non come una realtà uniforme, ma come una terra di differenze, esposizioni, suoli e micro-territori.

È proprio da questa complessità che emerge una vocazione particolare: quella per il blanc de noirs e il rosé de noirs, accanto alla dimensione più verticale e strutturata del Pinot Nero in rosso.

Nel giardino dell’Istituto Gallini, tra gli spazi della scuola e la luce di fine estate, oltre cento etichette hanno raccontato queste diverse sfumature. Protagonisti il Classese, il Metodo Classico DOCG e il Pinot Nero DOC, in un walk around tasting dedicato a stampa e operatori. Anche una degustazione alla cieca ha contribuito a spostare l’attenzione dall’etichetta al vino, mettendo alla prova percezione e conoscenza.

Poi, al calare della sera, il registro è cambiato. OltreGusto ha acceso le luci del Gallini e trasformato l’Istituto in un luogo sospeso, quasi teatrale, dove il vino ha incontrato la cucina. Piatti dei ristoratori locali, pizze gourmet, dessert e showcooking stellati hanno dato forma a un’idea semplice ma tutt’altro che scontata: un territorio cresce quando le sue eccellenze imparano a dialogare.

E così il vino è diventato anche occasione per parlare di futuro. Un talk ha portato al centro le nuove generazioni e il loro ruolo nel mondo dell’ospitalità e della produzione vinicola, mentre la presentazione di 99+1 per l’ospitalità, libro scritto da cento co-autori tra i protagonisti del settore, ha aggiunto un ulteriore tassello alla riflessione.

Più che una vetrina, OltreGusto è stato dunque un esercizio di comunità. Produttori, chef, ristoratori, istituzioni e operatori si sono ritrovati intorno a un’identità comune, quella di un Oltrepò che sta imparando a raccontarsi con maggiore consapevolezza.

E se il Pinot Nero è stato il filo rosso di queste due giornate, il messaggio più importante è forse arrivato proprio dagli incontri: perché un territorio diventi riconoscibile, non basta avere grandi vini. Occorre costruire intorno a essi una storia condivisa.

Alberto Chiarenza
Sono romano ma cresciuto in Sudafrica: porto uno sguardo multiculturale, eleganza e passione enogastronomica. Sommelier e Assaggiatore ONAV, vivo il vino come stile di vita e continua ricerca.