Merlot e Cabernet nella quiete del Rufina

Un assaggio che attraversa l’identità francese e rivela un percorso sensoriale costruito tra memoria del luogo e scelte di stile.

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Nel Chianti Rufina, dove le colline custodiscono storie che risalgono al Cinquecento, una cantina storica apre le porte a un vino che sceglie un sentiero laterale. Non vuole essere un Chianti, o almeno non soltanto. Preferisce raccontare un altrove, un’eco che arriva da lontano e che trova in Giovanni Busi, il suo interprete più naturale. È così che nasce “Il Calice del Conte”, un progetto che porta nel nome la sua identità.

Nel calice la Francia affiora con discrezione: 70% merlot e 30% cabernet sauvignon, uniti da un affinamento in barrique che ne accompagna il respiro. L’annata 2015 porta con sé la memoria dei due vitigni, la loro morbidezza, la loro struttura, una profondità che si apre senza fretta, come un passo misurato su un sentiero conosciuto.

Il naso si muove con linearità: frutti di bosco, amarena, una traccia di china, tabacco biondo. La tostatura rimane in equilibrio, mai invadente, mentre il frutto conserva la sua voce. Al palato il vino si distende con calma, mostrando una tensione che sostiene la bevuta e un’ampiezza che cresce con naturalezza. Non affatica, anzi invita a tornare al bicchiere, come se avesse ancora qualcosa da dire.

In un territorio dove il sangiovese raggiunge espressioni alte, “Il Calice del Conte” si pone come una presenza rara. Non per contrasto, ma per scelta. È la prova che un produttore attento può leggere il proprio luogo con uno sguardo diverso, senza tradirlo, lasciando che la sua mano diventi parte del paesaggio.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.