La cantina La Nobra si trova nel cuore del borgo antico di Montefiascone (VT), mentre i vigneti si estendono nelle immediate vicinanze del Lago di Bolsena, in un territorio di origine vulcanica. La famiglia Bracoloni coltiva poco più di 15 ettari di vigneto e, fino alla vendemmia 2025, ha destinato storicamente la maggior parte delle proprie uve a grandi cantine della Tuscia.
Da allora, la famiglia ha avviato un nuovo percorso, iniziando a vinificare una parte della produzione e puntando sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e tradizionali del territorio, accanto a varietà introdotte attraverso la sperimentazione. Tra le uve coltivate figurano Merlot, Violone, Vermentino, Trebbiano toscano, Rossetto o Roscietto e Malvasia. Queste ultime tre varietà sono alla base dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, denominazione simbolo del territorio.
In occasione del 60° anniversario della costituzione della DOC, ho avuto l’opportunità di degustare i vini della cantina direttamente in vigneto, raggiunto in e-bike. Natalina Bracoloni ha risposto alle seguenti domande.
Come nasce la storia della vostra cantina e in che modo si è evoluta di fronte ai cambiamenti globali degli ultimi anni?
“La storia de La Nobra comincia molto prima della nascita della cantina. La nostra famiglia coltiva la vite da generazioni a Montefiascone e per molti anni ci siamo dedicati soprattutto alla produzione delle uve, diventando anche tra i principali conferitori di Famiglia Cotarella. A un certo punto è nata la voglia di fare un passo in più: non fermarci all’uva, ma provare a seguirla fino alla bottiglia e darle una nostra identità. È stato un percorso graduale, iniziato diversi anni fa con le prime prove e le prime vinificazioni.
Il 2026 ha rappresentato soprattutto l’ultimo passaggio di questo percorso: l’apertura della nostra cantina nel centro storico di Montefiascone e l’avvio della commercializzazione diretta dei vini La Nobra. Siamo una piccola realtà familiare e vogliamo rimanere molto legati a quello da cui siamo partiti: la vigna, Montefiascone e il rapporto diretto con chi sceglie i nostri vini”.
Qual è stata l’ispirazione che vi ha avvicinato alla viticoltura e come è cambiata la vostra visione con l’arrivo di tecnologie e pratiche più sostenibili?
“Più che un’ispirazione, per noi la viticoltura è qualcosa con cui siamo cresciuti. Abbiamo sempre avuto ben presente un principio molto semplice: il vino nasce in vigna. Quello che arriva in cantina è prima di tutto il risultato del lavoro fatto durante tutto l’anno.
Negli anni è cambiato il modo di affrontare questo lavoro. All’esperienza tramandata in famiglia abbiamo affiancato nuove conoscenze agronomiche ed enologiche e una maggiore attenzione a quello che accade nel vigneto, anche perché il clima è diventato molto meno prevedibile.
Proprio per questo, negli ultimi anni abbiamo intrapreso alcune sperimentazioni, dedicando pochi filari a varietà meno comuni nel nostro territorio, come Vermentino, Syrah, Petit Verdot e Incrocio Manzoni. L’idea era capire come potessero adattarsi ai nostri terreni e come potessero rispondere a condizioni climatiche che stanno cambiando. È un lavoro che portiamo avanti un po’ alla volta, osservando i risultati e imparando vendemmia dopo vendemmia”.
Quali varietà coltivate oggi e come le vostre scelte stanno dialogando con il cambiamento climatico e con le richieste dei mercati internazionali?
“Una parte importante del nostro lavoro parte naturalmente dalle varietà legate a Montefiascone e alla tradizione dell’Est! Est!! Est!!!. 3EST, il nostro Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC, è il vino che più direttamente rappresenta questo legame con il territorio e con la sua tradizione vitivinicola, basata su Roscetto, Malvasia e Trebbiano.
Accanto a questo, negli anni abbiamo però voluto sperimentare anche altre uve.
LUCEFERMA nasce dal Vermentino in purezza. Per i rossi, invece, abbiamo scelto di partire dal Montepulciano, che nella nostra zona viene tradizionalmente chiamato Violone, e di interpretarlo in due modi diversi: ROSSOPIENO lo abbina al Petit Verdot, mentre TERRANUDA nasce dall’incontro tra Violone e Syrah e prosegue poi il suo percorso con l’affinamento in legno.
La scelta di provare anche varietà meno comuni nel nostro territorio è nata sia dalla voglia di differenziarci sia dalla necessità di capire come la vigna possa rispondere a stagioni sempre più calde e irregolari. Sui mercati esteri siamo ancora all’inizio, ma pensiamo che il modo migliore per presentarci sia partire da ciò che siamo e dal nostro territorio, provando a raccontare Montefiascone anche attraverso vini diversi da quelli ai quali viene normalmente associato”.
Vi è mai capitato che un esperimento, un imprevisto o una microvinificazione nata per caso sia poi diventata un vino simbolo della cantina?
“Per caso no, ma dalla sperimentazione sì. TERRANUDA ne è probabilmente l’esempio più evidente. Nasce anche dal lavoro fatto in vigna negli anni precedenti e dalla curiosità di vedere come il nostro Violone potesse esprimersi insieme al Syrah.
La prima annata è il 2024. Il risultato ci è piaciuto e abbiamo deciso di continuare su questa strada, lavorando su un vino più strutturato e con un affinamento in legno. È forse il vino che racconta meglio questa parte del progetto La Nobra: partire da quello che conosciamo bene, ma lasciarci allo stesso tempo la libertà di sperimentare qualcosa di nuovo”.





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