Il Consorzio Vino Toscana apre una nuova fase della propria attività dopo il riconoscimento erga omnes ottenuto nel giugno 2026. L’obiettivo è rafforzare l’identità della Toscana IGT, aumentarne la riconoscibilità sui mercati e tutelare il valore del nome Toscana nel mondo del vino.

Da qui nasce il claim “Il mio nome è Toscana”. “Troppo spesso si parla genericamente di IGT dimenticando che questa indicazione geografica ha un nome preciso: Toscana. È la casa comune di molte aziende della regione e vogliamo che venga riconosciuta come tale”, afferma il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi.

La denominazione rappresenta una delle realtà più importanti del vino regionale: 91 milioni di bottiglie prodotte in media ogni anno, 458 milioni di euro di valore, oltre 13.600 ettari rivendicati e circa 1.600 produttori imbottigliatori. La Toscana IGT vale il 27% della produzione vitivinicola regionale e oltre il 36% del vino imbottigliato in Toscana. I rossi rappresentano il 77% della produzione, mentre il 69% delle bottiglie è destinato all’export.

Importante anche la crescita del Consorzio, passato dai 70 soci del 2019 ai 503 del 2026, arrivando a rappresentare oltre 1.750 viticoltori. Un percorso che ha portato al riconoscimento erga omnes, consentendo al Consorzio di operare nell’interesse dell’intera denominazione.

Tra le novità del nuovo disciplinare spicca l’eliminazione del termine “Toscano”, che lascerà spazio alla sola menzione “Toscana”, e l’introduzione delle categorie “Vino Spumante” e “Vino Spumante di Qualità”, sia per il metodo classico sia per il metodo Martinotti. Per quest’ultimo sarà obbligatoria la spumantizzazione in Toscana. Le stime indicano un potenziale produttivo tra 4 e 5 milioni di bottiglie di Martinotti e tra 2 e 3 milioni di metodo classico.

Dalla vendemmia 2027 cambieranno anche le regole di etichettatura: il vitigno potrà comparire con la stessa evidenza grafica della menzione Toscana IGT e nei blend sarà possibile indicare fino a tre varietà in ordine decrescente di presenza.

Parallelamente il Consorzio intensificherà l’attività di tutela del nome Toscana sui mercati internazionali. Il marchio è già registrato nei Paesi del Mercosur, in Giappone e in Australia, mentre negli Stati Uniti la registrazione nella classe merceologica dedicata ai vini è stata ottenuta solo recentemente.

“La difesa del nome Toscana è una priorità. Oggi possiamo contrastare con maggiore efficacia imitazioni, italian sounding e utilizzi impropri della nostra identità”, sottolinea Cecchi.

Il presidente richiama inoltre l’attenzione sulla crisi che interessa il comparto vitivinicolo mondiale e sulla necessità di governare l’offerta. “Accanto alla promozione serve una riflessione sul potenziale produttivo. In alcune aree esiste un eccesso di superficie vitata e occorre valutare strumenti capaci di garantire maggiore sostenibilità economica alle aziende”.

Sul fronte promozionale il Consorzio sarà presente a Vinitaly, Wine Paris, alle Anteprime di Toscana e valuta la partecipazione anche a ProWein.

Nel 2025 la Toscana IGT ha registrato 14.686 ettari rivendicati, 649.053 ettolitri prodotti, 83 milioni di bottiglie commercializzate e un valore della produzione di 405 milioni di euro. Nonostante un calo del 21,1% rispetto al 2024, la denominazione continua a rappresentare oltre un terzo dei volumi imbottigliati della regione.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.