La Fortezza da Basso di Firenze ha ospitato il 20 e 21 settembre la seconda edizione di èno Florence Wine Excellence, manifestazione che sta progressivamente costruendo una propria identità nel panorama degli eventi dedicati al vino. A colpire non è soltanto la quantità di produttori e di vini presenti, ma soprattutto una visione ampia della filiera, capace di mettere in relazione produzione, distribuzione, commercio, ristorazione e ospitalità.
È proprio questa impostazione a rendere èno particolarmente interessante. Accanto alle aziende vitivinicole trovano spazio distributori, produttori di birra, aceto balsamico e spirits, oltre a realtà internazionali. Una proposta pensata soprattutto per gli operatori, ma capace di coinvolgere anche wine lover e appassionati, offrendo alla ristorazione fiorentina e toscana l’opportunità di conoscere prodotti provenienti da diverse aree d’Italia e dall’estero.
I numeri raccontano una manifestazione in crescita: oltre 2.000 operatori, professionisti, giornalisti e addetti ai lavori, più di 1.400 vini in degustazione, aziende italiane e internazionali, masterclass e incontri. La domenica è stata aperta anche ai wine lover, mentre il lunedì è stato riservato al trade, rafforzando la vocazione professionale dell’evento.
Come ha sottolineato Corrado Guerranti, presidente di Èno Florence Wine Excellence, l’obiettivo è rafforzare la filiera attraverso l’incontro diretto. Una necessità particolarmente importante in una fase nella quale creare occasioni concrete di relazione e business può fare la differenza.
Camminando tra i banchi all’interno della Fortezza da Basso, ho avuto così l’opportunità di incontrare produttori e distributori, ritrovare volti conosciuti e scoprire realtà meno presenti nei consueti circuiti professionali.
Tra le realtà toscane, La Querce ha raccontato una viticoltura profondamente legata al territorio, mentre Castello di Meleto, Castello Monsanto, Villa Santo Stefano e Capezzana hanno riportato al centro il carattere della Toscana, dal Chianti Classico al Carmignano, attraverso interpretazioni del Sangiovese e vini dalla forte identità territoriale.
Con Omina Romana il viaggio è proseguito nel Lazio, alla scoperta di una produzione attenta alla qualità e all’espressione varietale. Dall’Alto Adige è arrivata invece l’esperienza di Alois Lageder, nome storico di una viticoltura particolarmente attenta al rapporto tra vino, territorio e sostenibilità.
Il percorso ha poi attraversato l’Italia fino alla Sicilia con Cantina Fina, realtà marsalese capace di valorizzare la ricchezza ampelografica dell’isola, e al Veneto con Col Vetoraz, interprete delle bollicine di Valdobbiadene. Dal Piemonte, Claudio Mariotto ha portato il racconto del Timorasso e di un bianco, il Derthona, che negli ultimi anni ha conquistato un posto sempre più significativo nel panorama italiano.
Interessante anche l’incontro con Emiliano Falsini, il cui lavoro tra Toscana ed Etna mette in relazione territori molto diversi attraverso una comune attenzione al carattere dei singoli vigneti. In Friuli, Ronchi di Cialla ha invece confermato il valore dei vitigni autoctoni e di una produzione fortemente legata alla propria terra.
Ma èno non si ferma al vino. La presenza di Acetaia Leonardi 1871 ha portato in manifestazione il mondo dell’Aceto Balsamico di Modena, mentre Birra Driade ha rappresentato il comparto della birra artigianale, confermando la volontà di costruire un’offerta capace di dialogare con tutte le esigenze della ristorazione e dell’ospitalità.
Fondamentale anche il ruolo della distribuzione, rappresentato da realtà come Thrill International e Deposito Clandestino Distribuzione. In un appuntamento dedicato alla filiera, i distributori diventano infatti un ponte indispensabile tra produttori, ristoratori e mercato, favorendo la scoperta di etichette e aziende che altrimenti rischierebbero di rimanere fuori dai principali circuiti commerciali.
Al termine delle due giornate, la sensazione è quella di una manifestazione che sta crescendo senza perdere di vista la propria direzione. èno Florence non vuole essere soltanto una grande degustazione, ma soprattutto un luogo di incontro.
Ed è forse proprio questa la sua caratteristica più interessante: mettere in relazione produttori, distributori, ristoratori, comunicatori e professionisti, creando occasioni di confronto e nuove opportunità.
In un mondo del vino nel quale produzione, mercato, comunicazione, distribuzione e ospitalità sono sempre più interconnessi, una manifestazione capace di riunire queste diverse anime può diventare un punto di riferimento. Firenze si conferma così una città capace di accogliere il vino non soltanto come prodotto, ma come cultura, economia e, soprattutto, occasione di fare rete.

















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