Nel panorama del Brunello di Montalcino (SI) esistono realtà che, pur non appartenendo al ristretto gruppo delle grandi dimensioni, hanno saputo costruire negli anni un’identità forte e riconoscibile. È il caso dell’azienda di Donatella Cinelli Colombini, oggi affiancata dalla figlia Violante Gardini Cinelli Colombini, protagonista di un percorso che unisce tradizione, ricerca e capacità di evolversi.
Un passaggio fondamentale arriva tra il 2001 e il 2002 con l’inaugurazione delle cantine della Fattoria del Colle e del Casato Prime Donne. Nello stesso periodo i 34 ettari vitati vengono quasi interamente reimpiantati e prende forma una rete commerciale che porterà i vini aziendali in 38 Paesi del mondo. Una crescita costruita su investimenti concreti, attenzione alla qualità e una visione che continua ancora oggi a guidare le scelte aziendali.
Il Brunello di Montalcino Prime Donne nasce da un’intuizione di Donatella Cinelli Colombini, fondatrice di un’azienda caratterizzata da un organico interamente femminile. Prodotto per la prima volta con l’annata 1993, è stato il primo Brunello selezionato da una commissione internazionale di sole donne. Le degustatrici, tra cui Master of Wine, sommelier ed esperte del settore, assaggiano alla cieca i vini delle diverse vigne e ne definiscono affinamento, tipologia di botti e blend finale.
Nato come una sfida ai luoghi comuni che associavano i grandi vini rossi a un pubblico prevalentemente maschile, Prime Donne ha anticipato il crescente ruolo delle donne nel mondo del vino. Oggi è esportato in circa 30 Paesi ed è diventato uno dei progetti più originali del territorio di Montalcino.
Per me è stato possibile comprendere appieno l’identità di Prime Donne attraverso una verticale di sei annate, dalla 1994 alla 2021. Un percorso che non ha raccontato soltanto l’evoluzione di un Brunello, ma anche la maturazione di un progetto che negli anni ha saputo mantenere una linea stilistica ben definita.
Annata dopo annata emerge infatti una costante ricerca dell’eleganza, della precisione e dell’equilibrio, lontana da interpretazioni muscolari o eccessivamente estrattive. Un approccio che mette il vigneto al centro di tutto.
“Vineyard first”, racconta Donatella Cinelli Colombini. Una filosofia che ha guidato importanti scelte agronomiche: “Siamo passati all’allevamento a Guyot per il 95% delle vigne, con una concimazione quasi del tutto organica e una particolare attenzione alla flora e al sovescio, puntando su leguminose e favino, con una lavorazione in vigna attentissima, quasi maniacale”.
La cura del suolo, la gestione della biodiversità e il rispetto degli equilibri naturali non rappresentano semplicemente pratiche agronomiche, ma strumenti attraverso cui interpretare al meglio il sangiovese e il territorio di Montalcino. È proprio questa attenzione quotidiana tra i filari a rappresentare la chiave di lettura del Brunello Prime Donne e della sua evoluzione nel tempo.
Brunello di Montalcino Prime Donne 2021
Ancora giovane e in fase di assestamento. Al naso emergono fiori, prugna, macchia mediterranea e lievi cenni boisé. Il sorso è pulito e sapido, attraversato da una piacevole vena agrumata, ma il finale mostra una leggera nota amaricante. Un vino che merita di essere rivalutato nel tempo.
Brunello di Montalcino Prime Donne 2020
Un’annata di grande equilibrio e piacevolezza. Il bouquet si apre su arancia sanguinella, pesca e delicati richiami minerali. In bocca è succoso, saporito e scorrevole, con un finale lungo e particolarmente appagante.
Brunello di Montalcino Prime Donne 2016
Probabilmente il vino più completo della verticale. Il naso è ampio e profondo, con note di fiori, arancia essiccata, mammola, incenso, tabacco, erbe aromatiche e caffè. Ogni ritorno al bicchiere regala nuove sfumature. Il palato è intenso, saporito e perfettamente bilanciato, sostenuto da una persistenza notevole.
Brunello di Montalcino Prime Donne 2013
Più austero e rigoroso. Il naso gioca su toni minerali, frutto scuro, cuoio e sottobosco. In bocca mostra una trama compatta e un tannino ancora ben presente che accompagna un sorso asciutto e di carattere.
Brunello di Montalcino Prime Donne 2008
Maturo e accogliente. Rosa, mora e ciliegia si intrecciano a note di incenso, erbe balsamiche e un elegante accento mentolato. Il palato è armonico e di immediata piacevolezza, anche se meno profondo e persistente rispetto alle migliori annate in degustazione.
Brunello di Montalcino Prime Donne 1994
La bottiglia più emozionante della verticale per capacità di raccontare il tempo. Al naso emergono marasca, ciliegia, lampone, liquirizia, scorza d’arancia e rimandi mediterranei di mentuccia e nepitella. Il sorso è naturalmente più delicato e scarico nella materia, ma mantiene coerenza, finezza e una sorprendente vitalità aromatica.
Accanto al progetto Prime Donne, Donatella Cinelli Colombini continua a lavorare su nuove idee. Alla Fattoria del Colle è infatti in corso un interessante percorso di ricerca dedicato ai vini bianchi della Toscana centrale.
L’obiettivo è costruire un vino capace di interpretare il territorio con un linguaggio contemporaneo e di trovare spazio anche sui mercati internazionali. Si lavora così su un blend che unisce Sangiovese, Grechetto e Traminer, mentre sono già entrati in produzione nuovi impianti di Trebbiano Procanico, varietà storica dell’Italia centrale che potrebbe avere un ruolo sempre più importante nei progetti futuri. Un lavoro seguito con attenzione da Barbara Magnani e portato avanti senza fretta, attraverso prove, confronti e continue sperimentazioni.
In un periodo non semplice per il settore vitivinicolo, dove consumi e mercati stanno cambiando rapidamente, è interessante osservare aziende che continuano a investire e a progettare. Donatella e Violante rappresentano bene questa attitudine: custodire il valore di un territorio come Montalcino senza rinunciare alla curiosità e alla voglia di esplorare nuove strade.







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