Cibo pronto, cultura spenta

La retorica pubblicitaria svuota il senso del nutrirsi e normalizza l’idea che il tempo dedicato alla cucina sia superfluo, zero tormento.

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Da mesi mi ritrovo bombardato da uno spot che invade le fasce pubblicitarie nazionali con un ritornello ossessivo: “voglia di riso, questo è il momento solo 1 minuto zero tormento”. Eppure è proprio su quelle due parole, zero tormento, che inciampo ogni volta. Perché nell’era dei social, dove tutto deve essere facile, immediato e possibilmente filtrato, persino far bollire un po’ di riso sembra diventato un sacrificio, un minuto sottratto a un selfie.

Ripenso allora al significato originario del verbo “alimentarsi”. Il latino alere — nutrire, far crescere — e alimentum, cioè cibo, nutrimento. Alimentarsi è un atto che sostiene la vita, fornisce energia, permette alle funzioni vitali di esistere. È un gesto che implica cura, attenzione, responsabilità verso sé stessi.

Eppure oggi sembra quasi un fastidio. Mangiare bene, scegliere prodotti di stagione, preferire il km 0 dovrebbe essere una priorità, non un optional. I danni della cattiva alimentazione sono cronaca quotidiana, e negli ultimi mesi l’obesità è stata riconosciuta in Italia come malattia cronica, con un impatto enorme sul Servizio Sanitario Nazionale. Non solo mangiamo troppo: mangiamo male.

Alimentarsi significa prendersi cura di noi e dei nostri cari, non può diventare un tormento. E ciò che mi colpisce è che persino grandi aziende hanno superato la soglia del realismo e del rispetto, promuovendo l’idea che il cibo pronto sia la scelta giusta e che cucinare sia un lusso superfluo. È un messaggio pericoloso, perché normalizza la rinuncia alla cultura del cibo, proprio nell’anno in cui la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità.

Mettere la cucina al primo posto dovrebbe essere un mantra collettivo, non un controsenso. Perché il vero zero tormento è smettere di credere che nutrirsi sia un peso, quando invece è il primo atto di cura verso la nostra vita.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.