La circolare n. 347821 del 16 luglio del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare introduce lo stop miscele, segnando una vittoria contro pratiche che hanno alterato il mercato dell’olio extravergine. Il provvedimento chiarisce che una miscela di olio extravergine e vergine non potrà più essere commercializzata come extravergine, ponendo fine a una prassi che ha generato confusione e penalizzato gli olivicoltori.

Per anni, in Italia, è stato possibile acquistare bottiglie etichettate come extravergine contenenti oli di categorie diverse. La miscelazione permetteva di mascherare difetti dell’olio vergine attraverso l’aggiunta di una quota di extravergine, rispettando i parametri chimici ma svuotando di significato il Panel Test. La circolare ribadisce che un olio di categoria inferiore non può ottenere una classificazione superiore tramite operazioni di miscelazione.

La mobilitazione degli agricoltori, guidata da Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana, ha avuto un ruolo decisivo. Il 10 giugno migliaia di produttori sono scesi in piazza a Firenze e in molte città italiane per denunciare le distorsioni del mercato e i traffici di olio estero rivenduto impropriamente come italiano. “Una miscela di olio vergine ed extravergine non potrà essere commercializzata come extravergine. Questa pratica ha ingannato i cittadini e alimentato il mercato di oli di bassa qualità” spiega Cesani. “È un risultato importante, ma ora servono controlli più efficaci, nuove metodologie analitiche e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf e Agea per potenziare il Sian”.

Il provvedimento prevede che l’olio già confezionato possa essere venduto fino all’esaurimento delle scorte, mentre lo sfuso dovrà essere riclassificato come “olio di oliva vergine” entro trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Per i consumatori significa maggiore certezza sulla reale categoria del prodotto acquistato.

La misura arriva in un momento complesso per il settore. Negli ultimi dodici mesi il prezzo dell’extravergine è diminuito di circa il 50%, mentre i costi aziendali sono aumentati di oltre duecento euro per ettaro, secondo il Centro Studi Divulga. In Toscana si stimano circa quattro milioni di olivi abbandonati, segnale di una filiera sotto pressione.

L’Italia produce circa 234 milioni di litri di extravergine, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni, esportazioni per 318 milioni e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri. Secondo Coldiretti Toscana, una parte dell’olio estero viene commercializzata sfruttando impropriamente il richiamo all’italianità, con effetti negativi per produttori e consumatori.

“Per i cittadini significa maggiore certezza: un olio venduto come extravergine dovrà corrispondere realmente alla categoria dichiarata” conclude Cesani.

(immagine di copertina generata con IA)

redazione rossorubino
La redazione di rossorubino.tv aggiorna quotidianamente il webmagazine con notizie e comunicati stampa dalla Toscana