Il Regina Ribelle Wine Fest torna a San Gimignano (SI) con un programma che mette al centro la Vernaccia Contemporanea, tema approfondito con Lisanna Boschini, vicepresidente del Consorzio. L’edizione del 30 e 31 maggio conferma il format delle cantine aperte nelle piazze storiche, affiancato da masterclass tecniche e dal concorso AIS per il miglior sommelier toscano. Tra le novità, il “salottino ribelle”, spazio dedicato a interviste e testimonianze di produttori e appassionati.
Boschini ricorda come la scelta di uscire dal calendario delle anteprime invernali sia stata un passaggio decisivo: “Febbraio è troppo presto per ascoltare davvero il carattere della Vernaccia. A maggio il vino si esprime meglio e possiamo raccontarlo con maggiore precisione”. Una decisione che ha aperto anche nuove prospettive sul fronte dell’enoturismo: “Quattro anni fa abbiamo iniziato un percorso che oggi è al centro del dibattito nazionale. Per noi il Wine Fest è un ancoraggio al territorio, alla comunità e alla storia di San Gimignano”.
Il Consorzio ha definito l’identità della Vernaccia attraverso tre parole chiave — unica, nobile, ribelle — frutto di un lavoro condiviso con i produttori. “Unica non significa diversa: significa che ce n’è una sola”, spiega Boschini. “Nobile non rimanda all’aristocrazia, ma al concetto di ‘noto e meritevole di notorietà’. E ribelle perché non ha mai tradito se stessa: ha attraversato le mode senza inseguirle”.
Accanto alla tradizione, emerge il tema del ricambio generazionale: “Il nuovo Consiglio è composto da molti giovani. È una scelta precisa: dobbiamo dare loro spazio, perché portano sensibilità contemporanee, soprattutto su sostenibilità e responsabilità del consumo”.
Le indagini di posizionamento mostrano come la fascia 35-45 anni sia oggi la più ricettiva. “Sono loro che ci amano di più”, osserva Boschini. “E chi oggi è più giovane arriverà presto a quella fascia d’età. Per questo stiamo lavorando su nuovi linguaggi e su progetti che presenteremo nei prossimi mesi”.
Il tema della percezione del vino bianco è centrale: “La Vernaccia non è solo un vino di pronta beva. È un vino con 750 anni di storia e con una capacità evolutiva che va raccontata. Il vino è cultura, non una semplice bevanda”.
Guardando al futuro, Lisanna Boschini immagina una Vernaccia capace di mantenere la propria identità e allo stesso tempo dialogare con nuovi pubblici: “Se penso ai prossimi dieci anni, la parola che mi viene spontanea è ‘contemporanea’. E poi ‘ponte’, perché la Vernaccia collega passato, presente e futuro”.
Una visione che conferma il ruolo culturale di un vino che, primo in Italia, si dotò di disciplinare e che oggi continua a ridefinire il proprio posizionamento nel panorama nazionale.




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