Il 3 marzo 1966 la Vernaccia di San Gimignano otteneva la prima denominazione di origine controllata d’Italia. Sessant’anni dopo, la stessa data ha riportato produttori, studiosi e istituzioni nella Sala Dante del Palazzo Comunale di San Gimignano per il convegno “Vernaccia di San Gimignano: le radici del futuro”, dedicato alla storia e alle prospettive della denominazione. Un anniversario che coincide con un altro traguardo: i 750 anni dalla prima attestazione documentata del vitigno, tra i più longevi della tradizione italiana.

Dopo i saluti del Sindaco Andrea Marrucci e del Presidente del Consorzio Manrico Biagini, il confronto si è aperto con l’intervento di Filippo Mobrici, Vicepresidente di Federdoc, che ha analizzato le sfide attuali per le denominazioni: competitività internazionale, sostenibilità, digitalizzazione e rapporto con le nuove generazioni. A seguire, Michele A. Fino, docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), ha ripercorso sessant’anni di mercato del vino, evidenziando come i cambiamenti sociali e le nuove sensibilità dei consumatori abbiano ridefinito il ruolo delle DOC.

Il quadro si è completato con l’analisi presentata da Angelo Peretti, che ha illustrato le prime anticipazioni della ricerca Doxa sulla percezione della Vernaccia di San Gimignano, utile a comprendere identità, posizionamento e margini di crescita in Italia e all’estero.

A moderare il dibattito è stata Lisanna Boschini, Vicepresidente del Consorzio, che ha ricordato come questo anniversario rappresenti un punto di partenza: “Sessant’anni di DOC sono un invito a guardare al futuro con la stessa visione che nel 1966 riconobbe il valore della Vernaccia di San Gimignano”.

Un messaggio che sintetizza lo spirito dell’incontro: custodire la storia della denominazione e, al tempo stesso, rafforzarne la capacità di dialogare con i mercati e con i consumatori di domani.

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