Il settore del vino vive una fase di trasformazione profonda, e a raccontarlo è Santiago Marone Cinzano, alla guida di Col d’Orcia a Montalcino (SI). La sua analisi parte da un dato ormai evidente: il boom registrato subito dopo la pandemia non poteva durare. “Dopo il Covid abbiamo visto un consumo di vino, anche di fascia alta, molto importante”, ricorda. Un entusiasmo che ha portato a livelli di spesa eccezionali, oggi sostituiti da una fase più riflessiva.

Secondo Marone Cinzano, però, non si tratta solo di un ciclo economico. A incidere sono i cambiamenti nei gusti dei consumatori, sempre più attenti a stili diversi e a nuove interpretazioni del Sangiovese. “È importante fare uno sforzo per soddisfare i gusti del mercato”, afferma, sottolineando la necessità di restare flessibili senza perdere coerenza.

Per Col d’Orcia, questo equilibrio passa da una scelta precisa: mantenere uno stile classico, fedele alla tradizione di Montalcino. “Vogliamo uno stile classico, con il Sangiovese protagonista e un uso del legno molto conservativo”, spiega. Aromi primari, eleganza e longevità restano i cardini del Brunello firmato Col d’Orcia.

Allo stesso tempo, la cantina lavora per interpretare il presente. I consumatori di oggi cercano vini più immediati, con tannini più morbidi e una tattilità più accogliente. “Stiamo facendo uno sforzo per produrre vini contemporanei”, aggiunge, senza rinunciare a ciò che rende unico il territorio.

Il messaggio è chiaro: il futuro del Brunello passa dalla capacità di leggere i trend globali senza perdere il legame con la tradizione. Una sfida che richiede visione, sensibilità e un dialogo costante con il mercato.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.