Il Canavese, area viticola del Piemonte settentrionale, sta vivendo una fase di rinnovata attenzione grazie alla riscoperta dei suoi vitigni autoctoni e alla crescente consapevolezza dei produttori locali. La zona, storicamente vocata alla viticoltura, è rimasta a lungo ai margini della comunicazione enologica nazionale, spesso oscurata dalle aree più note del Piemonte meridionale. Oggi, però, la combinazione tra suoli sabbiosi, biodiversità ampelografica e nuove strategie produttive sta riportando il territorio al centro del dibattito.
La specificità del Canavese nasce da suoli ricchi di scheletro, che influenzano in modo diretto il profilo dei vini. A questo si aggiunge una varietà ampia di vitigni: Erbaluce di Caluso, Nebbiolo Picotener, Uvarara, Neretto del Canavese, Neretto Duro, Nostrano e Chatus. Un patrimonio che oggi rappresenta una risorsa strategica per chi punta su produzioni legate al territorio.
Tra i protagonisti di questa nuova fase c’è Luca Leggero, produttore a Villareggia (TO), che ha scelto di investire nella sua zona d’origine con un progetto fondato sulla valorizzazione dei vitigni locali. “Sono nato e cresciuto a Villareggia e ho sempre sognato di produrre vini da invecchiamento”, racconta. La sua esperienza nasce nelle vigne del nonno, dove ha iniziato a lavorare da giovanissimo, affiancando alla pratica un percorso di studi dedicato alle tecniche di vinificazione.
Per Leggero, il Canavese ha un potenziale ancora inespresso: “Il territorio è stato comunicato poco. La qualità c’è sempre stata, ma non è stata raccontata con continuità”. Una mancanza che oggi molti produttori stanno cercando di colmare, puntando su una narrazione più consapevole e su obiettivi enologici condivisi.
Il cambiamento climatico rappresenta una sfida, ma il territorio mantiene alcuni vantaggi naturali. “Anni con temperature alte anche di notte complicano la maturazione. Però qui piove più che altrove e i suoli leggeri aiutano la vite a cercare acqua in profondità”, spiega. La presenza della Dora Baltea offre inoltre una risorsa idrica preziosa nei momenti di stress.
La filosofia produttiva di Leggero si basa sull’equilibrio del vigneto: “L’identità nasce dal terroir. Non bisogna forzare la pianta, ma favorire l’equilibrio. Solo da grandi uve nascono grandi vini”. Una visione che si traduce in pratiche agronomiche mirate, dall’uso di microrganismi alla gestione della fertilità naturale del suolo.
Guardando al futuro, Leggero immagina un territorio capace di competere con le grandi zone europee: “Vorrei che il Canavese fosse considerato la Borgogna d’Italia. E Villareggia? La nostra piccola Vosne-Romanée”. Un’aspirazione che sintetizza la volontà di costruire una nuova identità territoriale, fondata sulla qualità e sulla continuità del lavoro.
Guardando al futuro, Leggero immagina un territorio capace di competere con le grandi zone europee: “Vorrei che il Canavese fosse considerato la Borgogna d’Italia. E Villareggia? La nostra piccola Vosne-Romanée”. Un’aspirazione che sintetizza la volontà di costruire una nuova identità territoriale, fondata sulla qualità e sulla continuità del lavoro.





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