Il conflitto in Iran sta generando nuove criticità per le filiere agricole italiane, con effetti diretti su export, costi di produzione e stabilità delle rotte commerciali. Le principali organizzazioni del settore, da Coldiretti a Confagricoltura, hanno espresso preoccupazione per l’impatto sui mercati del Medio Oriente, area che vale oltre 2 miliardi di euro di vendite agroalimentari Made in Italy.

Secondo Coldiretti, il blocco o il rallentamento delle rotte commerciali legate al conflitto sta già causando difficoltà alle imprese che esportano vino, pasta, conserve, olio e prodotti freschi. L’aumento dei noli marittimi e l’eventuale deviazione delle navi dal Canale di Suez comportano tempi più lunghi e costi aggiuntivi, con ripercussioni soprattutto sui prodotti deperibili.

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha richiamato l’attenzione anche sul tema energetico: il prezzo del gasolio agricolo è in crescita e l’organizzazione ha presentato una denuncia per speculazione alla Procura di Roma. L’ipotesi di un nuovo shock energetico, legato alle tensioni nell’area, rischia di aggravare ulteriormente i bilanci delle aziende agricole.

Durante una mobilitazione a Palermo, Coldiretti ha ribadito che l’instabilità geopolitica può compromettere la continuità delle forniture e la competitività delle imprese italiane sui mercati esteri. Accanto a Prandini, erano presenti il segretario generale Vincenzo Gesmundo e i rappresentanti regionali dell’organizzazione.

Le associazioni chiedono un monitoraggio costante della situazione e interventi istituzionali per sostenere le imprese più esposte. Il settore guarda con attenzione all’evoluzione del conflitto, consapevole che la tenuta dell’export dipenderà dalla stabilità delle rotte e dai costi energetici nei prossimi mesi.

redazione rossorubino
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