È il dio più amato e celebrato, il più gettonato quando la giornata va storta. Arriva e riporta l’allegria, ringalluzzisce lo spirito.
Nome d’arte: Bacco, Dioniso per gli amici greci, il dio del vino, del piacere e dell’estasi. Insomma, un tipo decisamente eclettico, nonché abile regista delle nostre cene e delle serate più riuscite.
Quel diavolo di un Bacco ti porge un calice invitante e la magia parte: l’atmosfera si fa subito calda e accogliente. Qualcuno ha detto che è il dio di tutti i liquidi, e quello più prezioso arriva dalla vigna, di cui lui è il supervisore assoluto.
Tantissimi gli artisti che nei secoli hanno rappresentato in pittura e scultura il nostro pusher di emozioni liquide. Spesso è stato ritratto come un giovane uomo voluttuoso e androgino, altre volte come un signore dall’età indefinibile, paffuto e con lo sguardo burlone. Inconfondibile il suo look bucolico, con il capo ornato di foglie di vite o edera e grappoli d’uva. Una pelle d’animale come mantello o legata in vita, oppure una veste bianca discinta, sono la mise tradizionale del nostro dio del vino. Accessori immancabili, sempre presenti nell’iconografia bacchica: il cantaro, ovvero la coppa di vino, e il tirso, un bastone bitorzoluto con foglie d’edera intrecciate e una grossa pigna nell’impugnatura, anch’esso simbolo dionisiaco.
Troveremo spesso Bacco ritratto in compagnia del suo scatenato team di satiri, ninfe e baccanti, impegnati a tempo pieno nei celebri baccanali.
Tra le opere più note dedicate al dio del vino, c’è un Bacco che amo particolarmente: è quello del Caravaggio, conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze.
Un Bacco enigmatico e introspettivo, che rivoluziona i canoni classici di rappresentazione e narrazione del dio del vino.
La scena ci mostra un giovane dal capo costellato di grandi pampini colorati e grappoli d’uva. Un Bacco un po’ sui generis, con la faccia da dandy ma efebica. Ha però un fisicaccio, con bicipiti scolpiti che sbucano fuori da un’ampia tunica bianca.
Il contesto è realistico, lontano dalle solite atmosfere mitologiche. Abbigliamento e posizione sono classici, ma l’aspetto è quello di un ragazzo qualunque, in linea con lo stile dell’artista, che attingeva i propri personaggi dal quotidiano. Questo Bacco ha le unghie sporche, non si cura delle etichette né del suo ruolo divino, e questo me lo rende particolarmente simpatico.
La fisicità del ragazzo è esaltata dalla luce, elemento chiave nello stile pittorico del Caravaggio, con i suoi celebri chiaroscuri che danno profondità, realismo e tridimensionalità ai personaggi.
Una luce teatrale investe e avvolge Bacco, che sembra in posa davanti a un artista nel suo atelier. Lo sguardo è languido, le guance leggermente arrossate. Le palpebre sono appesantite: forse è un po’ brillo, come è giusto che sia per un dio della sua portata.
Più lo si osserva, più ci si scorda che si tratta di un essere divino. Sicuramente l’intento di Caravaggio fu quello di umanizzare la figura di Bacco e farlo interagire con i comuni mortali, con gli spettatori del quadro.
La sua espressione non è il massimo della loquacità, ma è misteriosamente ipnotica, per quanto un po’ ambigua.
Con una mano che pare esitante, il nostro Bacco regge un calice extra large pieno di vino rosso. Il suo sguardo punta dritto quello dello spettatore e sembra invitarlo a bere con lui, lo chiama dentro la scena per godere dei piaceri della vita e lasciarsi andare. Ottimo lavoro, direbbero nell’Olimpo. Fantastico come sempre, griderebbero in coro gruppi infiniti di sommelier e wine lovers.
Alla mensa di Bacco, un canestro pieno di frutta. La natura morta ci insegna a saper guardare, osservare. La frutta, se vista da lontano, è bella e invitante soltanto in apparenza. Ma se ci avviciniamo, è una frutta ammaccata, bacata. Questo concetto introduce il tema della vanitas umana, ricorrente nell’arte del ’600: un monito sui piaceri fugaci della vita e sulla transitorietà dei beni e delle gioie terrene.
Il Bacco caravaggesco lancia un messaggio che suona così: sciogliete le inibizioni, liberate l’istinto. Fatevi un calice, ballate e sorridete alla vita, perché presto la pacchia finisce e il sipario si chiude.
Inquietante e misterioso il fiocco nero che Bacco tiene tra le dita. Forse rappresenta la fugacità del tempo che corre via veloce e la tristezza che ne conseguirà. Le chiavi di lettura del quadro sono molteplici e spesso discordanti.
Ma la mia interpretazione è questa: continuare a vivere il vino come esperienza umana di gioia, scoperta e condivisione. Bacco ne è lo sponsor perfetto.
Chissà, forse quel Bacco è il Caravaggio stesso in un selfie pittorico ante litteram, oppure un suo amico, come sostengono molti, che un giorno si è travestito da Bacco e ha posato per lui. Quella coppa di vino forse era solo un oggetto di scena, chissà.
Chi è il giovane nel dipinto del Caravaggio? A me piace pensare che Bacco somigli un po’ a quella parte di noi in cerca di leggerezza, allegria, di un giorno speciale. Rigorosamente con uno scintillante calice in mano.





![Vino al Vino, da Panzano il Gallo Nero riparte a cresta alta [VIDEO]](https://www.rossorubino.tv/wp-content/uploads/2020/09/panzano_vino-al-vino_rossorubino-100x70.jpg)
![Guicciardini Strozzi, “La Vernaccia è una donna che sa quello che vuole” [VIDEO]](https://www.rossorubino.tv/wp-content/uploads/2020/03/Vernaccia_Guicciardini.jpg)
![Nobile di Montepulciano, focus anteprima 2020 [VIDEO]](https://www.rossorubino.tv/wp-content/uploads/2020/03/maxresdefault-4-100x70.jpg)

