Dopo mesi di attesa è stato firmato il decreto interministeriale che definisce accise e regime fiscale per il vino dealcolato, fornendo finalmente un quadro operativo chiaro per una produzione finora possibile solo in parte e con numerose incertezze. Il provvedimento autorizza i soggetti già attivi come depositi fiscali di vino o prodotti alcolici intermedi a effettuare processi di dealcolazione entro condizioni e limiti quantitativi stabiliti.
Una delle principali novità riguarda la distinzione tra operatori che trattano più o meno di mille ettolitri annui, con obblighi differenziati in base alle dimensioni aziendali. Il decreto disciplina inoltre il rilascio del titolo autorizzatorio necessario per produrre e conservare vini dealcolati, gli adempimenti amministrativi e le regole di circolazione del prodotto. Sono consentite esclusivamente le attività strettamente connesse alla produzione, mentre le operazioni accessorie risultano limitate.
All’interno del nuovo quadro normativo viene chiarito anche cosa si intende per prodotto dealcolato. La normativa europea distingue tra vino parzialmente dealcolato, con titolo alcolometrico superiore allo 0,5% vol e inferiore al 9% vol, e vino dealcolato, con alcol inferiore allo 0,5% vol, talvolta pari a 0,0%. In entrambi i casi si parte da vino fermentato, dal quale l’alcol viene rimosso tramite tecniche fisiche come distillazione a freddo o evaporazione sottovuoto, preservando il profilo aromatico. Si differenziano invece dalle bevande “no‑alcol”, ottenute da mosto non fermentato e più simili a succhi d’uva.
Commentando la firma del decreto, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha dichiarato: “Con questo decreto diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore. Il Masaf è al fianco dei produttori e lo dimostrano gli interventi fatti nell’ultimo anno”.
Il provvedimento rappresenta un passaggio rilevante per un comparto in evoluzione, che potrà ora operare con regole definite e un regime fiscale coerente con le specificità della produzione.





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