A Montalcino, Castello Tricerchi rappresenta una realtà giovane nella produzione del Brunello, ma con radici familiari antiche. Come racconta Tommaso Squarcia, l’azienda si trova nella zona nord del territorio e gestisce circa 13 ettari di Sangiovese piantati negli anni ’90. Dal 2013, insieme allo zio Emanuele, ha avviato un progetto di vinificazione improntato a un approccio biologico e tradizionalista, con una lettura classica del vitigno e del territorio.

La vendemmia 2026 si presenta come un’annata difficile da paragonare ad altre. “È stata un’annata unica nel suo genere”, spiega Tommaso Squarcia, ricordando come il fine inverno e l’inizio primavera siano stati insolitamente piovosi. Nelle zone argillo‑sabbiose, come quella di Tricerchi, i terreni hanno accumulato molta acqua, mentre l’estate ha registrato picchi di calore che in Toscana non si vedevano da decenni. Nonostante le condizioni estreme, le piante non si sono mai fermate: “Passeggiando oggi a Montalcino si nota un vigore che negli ultimi quindici anni si è visto raramente”.

Le prime uve raccolte, destinate ai vini giovani, mostrano gradazioni intorno ai 12 gradi, mentre la vendemmia per il Brunello è iniziata con un anticipo di circa dieci giorni rispetto alla media. “Non vedo la tragedia comunicata finora”, osserva Tommaso Squarcia, convinto che la qualità potrà essere soddisfacente nonostante le anomalie climatiche.

Il discorso si allarga poi all’evoluzione stilistica del Brunello. Negli ultimi anni, il territorio ha intrapreso un percorso di ritorno a un’impostazione più classica. “Più che un cambiamento, è un ritorno al passato”, afferma Tommaso Squarcia, che ha vissuto in prima persona la trasformazione tra il 2013 e il 2015. La tendenza attuale privilegia una maggiore leggibilità del Sangiovese, con vini meno orientati alla concentrazione e più capaci di esprimere le differenze dei vari terroirs. “Stiamo andando verso una versione territoriale del Sangiovese, qualcosa di contemporaneo e allo stesso tempo futurista”.

Secondo Tricerchi, questa direzione rispecchia sia le richieste del mercato sia le caratteristiche del territorio, che oggi trova una nuova coerenza stilistica. Un ritorno alle radici che guarda avanti, valorizzando identità, equilibrio e riconoscibilità.

Roberto Montelatici
Sommelier da oltre 10 anni e da sempre appassionato di vino, amo viaggiare per scoprire l'enogastronomia in tutte le sue sfumature. Dalle piccole fattorie ai grandi produttori, esploro, assaggio e racconto le loro storie attraverso le mie parole.