Peposo all'Imprunetina, Tiziano Baldi il vincitore del Palio 2022

Il Peposo di Tiziano Baldi del Rione delle Fornaci è stato giudicato il più buono dell’edizione 2022 del Palio del Peposo, la gara gastronomica organizzata dall’Ente Festa dell’Uva, che ogni anno celebra il piatto tradizionale di Impruneta (FI)

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Il Palio del Peposo, la sfida gastronomica tra i 4 Rioni più attesa di Impruneta, comune in provincia di Firenze, è tornato! Il premio per la versione migliore del piatto storico, è stato vinto ancora una volta da Tiziano Baldi, del Rione Fornaci (vincitore anche nel 2021), secondo classificato il Rione Sante Marie, terzo il Rione Sant’Antonio e quarto il Rione Pallò.

“Nelle cose che mi piacciono ci metto l’impegno e sicuramente è servito per vincere anche questa volta; per me si tratta della sesta vittoria nell’ambito di questa manifestazione. Naturalmente è un lavoro collettivo, le mie collaboratrici sono state importantissime per ottenere questo risultato” – spiega il vincitore Tiziano Baldi.

Le quattro preparazioni sono state giudicate nel pomeriggio di ieri dalla giuria di qualità, selezionata da Matteo Pucci direttore del Gazzettino del Chianti era composta da Leonardo Romanelli, presidente di giuria – critico enogastronomico, insieme a lui Paolo Gori – Trattoria Da Burde, Giovambattista Fabiani – Macellaio Greve in Chianti, Francesco Coniglio – docente di Cucina presso la scuola Alberghiera A. Saffi di Firenze, e Benito Zappa – docente di Sala presso la scuola Alberghiera A. Saffi di Firenze.

“Rispetto anche alle altre partecipazioni, ritengo che la qualità delle preparazioni assaggiate è stata molto alta, addirittura cresciuta anche la rispondenza al disciplinare” – dichiara Leonardo Romanelli – “sono stati tutti peposi, che serviti anche in un ristorante, farebbero veramente la loro figura. Tutti hanno rispettato quello che è la tradizione, esaltano la preparazione intesa come cottura e utilizzo del pepe e del vino ma soprattutto non si sono trovati ingredienti aggiunti, che non hanno legame con la ricetta originaria.”

La trentennale manifestazione, organizzata dall’Ente Festa dell’Uva con patrocinio del Comune di Impruneta, da quest’anno ha le proprie date che ricadono nel mese di Novembre ed una location d’eccezione, i loggiati del Pellegrino in P.zza Buondelmonti, recentemente restituiti alla comunità dopo il lavoro di restauro che ha permesso la chiusura degli spazi. Nel corso della manifestazione all’interno del loggiato, è stato possibile degustare vino affinato in anfora di alcune aziende agricole aderenti al Consorzio Chianti Colli Fiorentini e altre province italiane.

“Abbiamo voluto valorizzare questa manifestazione, che prima veniva svolta a Settembre nell’ambito degli eventi della Festa dell’Uva, con un proprio calendario ed appuntamento esclusivo” – dichiara il presidente dell’Ente Festa dell’Uva Riccardo Lazzerini – “Settembre non era certamente un momento opportuno per degustare al meglio il Peposo, piatto della tradizione Imprunetina, molto calorica e saporita.”

“Il Peposo, tipico piatto imprunetino, si ritaglia un fine settimana tutto suo, all’insegna del buon mangiare, coinvolgendo, come era ovvio fare, le aziende agricole del territorio.” – dichiara Alessio Calamandrei, sindaco di Impruneta – “Una novità assoluta, che si è confermata di successo, e grazie alla partecipazione dei rioni, ha avuto il coinvolgimento di tutta la comunità. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alle molteplici riunioni organizzative, e si sono spesi per la buona riuscita della manifestazione.”

Nel corso del convegno di Sabato 19 Novembre a cura di Leonardo Romanelli, è emersa l’intenzione dell’Ente Festa dell’Uva e dell’amministrazione comunale di Impruneta, di aggiornare il disciplinare depositato in Camera di Commercio nel 2010, con una nuova versione più precisa ed aderente alla tradizione imprunetina.

LA STORIA DEL PEPOSO:

La storia del peposo è antichissima, si tratta di una ricetta nata a Impruneta, paese alle porte di Firenze, all’interno di una fornace in cui si facevano i mattoni di terracotta, intorno alla prima metà del XIII secolo. Un piatto povero “inventato” dai fornacini (così venivano chiamati gli operai che producevano la terracotta), o meglio dai fochisti, gli addetti alla cottura nel forno che, ai quei tempi, durava molte ore e andava sempre sorvegliata.

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