Sono 500 gli agricoltori toscani presenti al presidio del Brennero organizzato da Coldiretti per denunciare le distorsioni del codice doganale europeo, che consente a materie prime straniere di diventare “italiane” dopo semplici lavorazioni. Una pratica che, secondo l’organizzazione, compromette la trasparenza verso i consumatori e mette in difficoltà le imprese agricole che puntano su origine e qualità.
Il regolamento UE 952/2013 stabilisce che l’origine di un prodotto può essere attribuita al Paese in cui avviene l’ultima trasformazione sostanziale, anche se minima. È questo il meccanismo che Coldiretti definisce un inganno per il mercato e per i cittadini, rilanciando dal valico la richiesta di introdurre l’obbligo di indicare l’origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione.
Dal presidio, la presidente regionale Letizia Cesani ha sottolineato che “un prodotto coltivato o allevato all’estero non può essere Made in Italy”. Durante i controlli ai tir, effettuati con il supporto delle forze dell’ordine, sono stati individuati carichi di cosce di maiale danesi dirette a un’azienda di Verona, pesche spagnole destinate a uno stabilimento di Venezia e kiwi cileni destinati alla produzione di yogurt. Esempi che, secondo Coldiretti, mostrano come semplici lavorazioni possano trasformare materie prime estere in prodotti presentati come italiani.
Per rendere evidente il fenomeno, l’organizzazione ha esposto casi emblematici: cagliata ucraina trasformata in mozzarella, carciofi egiziani venduti come sottaceti italiani, pollo sudamericano destinato a crocchette “nazionali”, pasta prodotta con grano canadese. Una situazione che, secondo Coldiretti Toscana, alimenta concorrenza sleale, rischi sanitari e compressione dei redditi agricoli, aggravata dai rincari legati alla guerra in Iran.
La mobilitazione ha coinvolto anche le amministrazioni locali: il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità una mozione a sostegno della riforma del codice doganale, mentre altri Comuni stanno seguendo la stessa direzione. Per Coldiretti, i tempi sono maturi per un’etichettatura europea obbligatoria che garantisca ai consumatori informazioni chiare sull’origine delle materie prime e tuteli il lavoro delle imprese agricole.





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