Con la tappa a Firenze di giovedì 23 aprile si è concluso il tour di Go Wine nelle principali città italiane. L’evento “Barolo, Barbaresco e Roero” è stato l’incontro con oltre 40 cantine del Piemonte attraverso i loro vini e i racconti, sempre interessanti, dei protagonisti.

Il fiore all’occhiello è stata la scelta della location, nuova e prestigiosa: Villa Tolomei, un resort a 5 stelle sulle colline fiorentine, con una splendida terrazza sulla città. Nell’occasione è stata presentata anche la “Guida Cantine d’Italia” e premiati i locali che si sono maggiormente distinti. Tra questi: Alle Vettovaglie, Atto di Vito Mollica, Enoteca Pitti Gola e Cantina, Four Seasons Firenze, La Martinicca, Osteria dei Frescobaldi, La Volpe e l’Uva, Megabono, Osteria dei Francescaioli, Osteria su Santa Trinita, Ristorante Belcore.

A rafforzare l’unicità della serata, anche una Masterclass condotta dal giornalista Leonardo Romanelli, affiancato dai produttori presenti. Unico rappresentante toscano tra tutti, l’azienda Vigna al Sole (Mugello), che con il suo rosato “4 di 13” si è fatto apprezzare dai tanti appassionati per i profumi delicati di petali di rosa e fragolina. È un blend di Sangiovese, Trebbiano e Colorino, equilibrato e delicato al palato.

Poco distante, l’azienda agricola Taliano (provincia di Cuneo) ha presentato interessanti interpretazioni di Nebbiolo, tra cui un Langhe Nebbiolo 2024 che ho definito l’assaggio migliore della sua categoria: sorprendente al naso, intenso e godibile, con un gusto caldo, scorrevole e fresco, sostenuto da una tannicità impeccabile.

Protagonista indiscusso della serata è stato il Barolo, con numerose proposte dalle caratteristiche differenti, influenzate da annate e terroir. Tra i più apprezzati, il Barolo Parafada 2020 di Palladino: potente ma elegante, con una successione di profumi — ciliegia, viola, spezie — e un palato sostenuto da buona acidità e un finale balsamico.

A chiudere, un vitigno raro che non poteva passare inosservato: l’Uvalino, coltivato nel Monferrato dalla Cantina Castlèt nei pochi filari rimasti. Colore intenso, note di frutta rossa matura, grande struttura e spiccata personalità. Poco tannico ma di lunga persistenza.

Mentre la serata volge al termine, è inevitabile ripensare a questa degustazione mirata e genuina, che ha esaltato ancora una volta un vitigno emblematico come il Nebbiolo, unico e territoriale come pochi.

Roberto Montelatici
Sommelier da oltre 10 anni e da sempre appassionato di vino, amo viaggiare per scoprire l'enogastronomia in tutte le sue sfumature. Dalle piccole fattorie ai grandi produttori, esploro, assaggio e racconto le loro storie attraverso le mie parole.