I vini d’altura della Cantina Campotondo [VIDEO]

Campotondo è una realtà vitivinicola nata nel 2000 a Campiglia d'Orcia (SI) a circa 600 s.l.m. Lo spirito che ancora guida la famiglia Salviucci è quello di preservare la tradizione vitivinicola di contadini che per secoli avevano prodotto vini “di montagna”.

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Nel corso del Vinitaly 2022 abbiamo avuto modo di conoscere un’altra realtà vitivinicola toscana, in questo caso ci troviamo precisamente in Val D’Orcia, Elena Salviucci che ci ha raccontato la sua azienda familiare la Cantina Campotondo di Campiglia d’Orcia a 600 metri sul livello del mare alle pendici del Monte Amiata.

“Le nostre vigne subiscono un doppio influsso nei suoli e nel clima dalla valle e dalla montagna, terreni particolari dove è presente materiale erosivo dell’attività passata dell’Amiata. Alleviamo sia vitigni bianchi che rossi con il metodo dell‘alberello, scelto fin dall’inizio della nostra attività,  un allevamento tradizionale della zona, purtroppo oggi un po’ perso, le chiamiamo viti franzose o francesi, un sistema scelto da mio padre già negli anni 2000 ” – ci racconta Elena.

Sangiovese è il maggiore vitigno allevato, ma a Campotondo troviamo anche un’uvaggio internazionale come lo chardonnay – “È il protagonista del nostro vino bianco, mentre per quanto riguarda il vino rosso è il Sangiovese a farla da padrone, poi abbiamo anche pochissimi filari di Merlot e Colorino.”

La scelta di allevare lo Chardonnay in montagna ricorda un po’ gli ambienti francesi, questo perché la famiglia Salviucci prima di tutto porta con sé una passione per la Francia che è stata sicuramente un’ispirazione molto forte fin dall’inizio.

“Lo Chardonnay parte dall’idea di strizzare l’occhio Oltralpe ma anche perché sapevamo che questo tipo di uva si adatta bene a climi più freddi e qui da noi c’è senz’altro un’escursione termica molto significativa tra il giorno e la notte. Poi come detto è stimolante lavorare con un’uva internazionale e non necessariamente solo con gli autoctoni.” – Il prodotto è ben riuscito e questo provoca anche una soddisfazione maggiore, lo Chardonnay il Tavoleto 2017 infatti ha profumi molto interessanti ed è in bocca molto setoso e nello stesso tempo largo e burroso.

Passando ai rossi è una piacevole scoperta il Mezzodì, Sangiovese in purezza che matura in acciaio e recupera l’idea della tradizionale del Sangiovese. Un vino da mezza giornata perché non troppo impegnativo come un semplice ma buon vino della casa. – “Noi volevamo recuperare quella dimensione più quotidiana del Sangiovese come vino da tavola dei contadini.” – ci spiega Elena.

Passiamo al Banditone, un’Orcia Doc di cui a Verona abbiamo avuto modo di assaggiare l’annata 2019 prodotto un blend di uve Sangiovese, Colorino e Merlot – “Colorino per legarsi al territorio, il merlot invece scelto inizialmente come ancora di salvezza che ci poteva aiutare per mitigare alcuni aspetti caratteriali del Sangiovese. Negli anni ci siamo accorti che poi non era cosi indispensabile ma nonostante ciò il blend è rimasto lo stesso perché questo vino è per noi come un pezzo di cuore.” – racconta Elena.

Il Banditone che prende il nome dal luogo dove si trova la vigna che insieme a Tavoleto (nome dello Chardonnay), sono le prime due aeree da dove è partito tutto il progetto della Cantina Campotondo.

Passiamo poi alla Riserva 2018 Il Tocco un ‘Orcia Sangiovese con il 90% di Sangiovese e il restante 10% di Colorino. Dunque solo vitigni autoctoni portano a questa creazione, macerazioni e affinamenti più lunghi che danno vita ad una riserva di struttura e carattere.

Possiamo considerarla quasi viticoltura di montagna, quella che troviamo a Campotondo e quindi senza dubbio ci possono essere difficoltà specifiche legate al clima ma allo stesso tempo emergono assolute peculiarità che ritroviamo nei vini di Campotondo.

Elena ci racconta che appena hanno iniziato il loro progetto sembrava una follia per tutti fare una vigna sul versante nord dell’Amiata. – “Oggi sembra quasi indispensabile partire da queste quote invece viste le temperature medie in aumento e la diminuzione delle piogge durante l’anno. Quello che all’inizio poteva sembrare un limite ora è un punto di forza si può dire. Interessante è che l’escursione termica e la freschezza del clima poi si riscontra anche nel bicchiere di vino quindi ci permette anche a fronte di maturazione abbastanza spinte o a gradazioni elevate, di avere un bilanciamento sempre perfetto”.

Abbiamo concluso con All’Incontro 2016, nome che deriva proprio da un detto toscano. Questo vino è per il 90% Colorino e per il 10 % Sangiovese, quindi percentuali completamente opposte rispetto ad un consueto blend.

“Vino in bottiglia da quasi due anni ma che ha ancora molta strada da fare, quindi l’idea di posticipare sempre il più possibile l’uscita nasce da questo e la tiratura è sempre limitatissima”. Prodotto senza dubbio da tenere in cantina e da invecchiamento per scoprire le sue evoluzioni negli anni.

Elena ci ricorda che a Campotondo è possibile fare degustazioni e tour della vigna su prenotazione per avere la possibilità di vivere un’esperienza di alto livello in Val d’Orcia.

riferimenti:
Cantina Campotondo
info@cantinacampotondo.it | +39 320 859 1247

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