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Grande successo di pubblico per la 27 edizione della Chianti Classico Collection, l’evento che ogni anno porta in rassegna le ultime annate del gallo nero, quest’anno oltre 700 etichette in degustazione per un totale di 10.000 bottiglie che raccontano, ognuna a modo suo, uno spicchio di un territorio splendido.

“Il nostro impegno è sempre più quello di trasferire il territorio dentro la bottiglia” –  commenta Giovanni Manetti, presidente del Consorzio del Vino Chianti Classico – “e a fare dei vini che riescano a riflettere tutte le varie sfumature del territorio, composto di tanti villaggi, di tante combinazioni diverse fra suolo e microclima. Ognuna di queste ha un grandissimo valore ed un grandissimo potenziale.”

Annata magnifica la 2016 evoluta in riserve di carattere e profumi, grandi aspettative invece per il 2018 che nel bicchiere già emoziona.

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“Assaggiando il 2018, anche di altri amici e colleghi di Radda in Chianti, secondo me sarà una annata molto interessante” – commenta Bernardo Bianchi, Colle Bereto – “bella fresca, un vino da bersi facilmente, bottiglie che si riusciranno a finire molto bene.”

Il territorio si afferma anche nella scelta dei vitigni, per molti il Sangiovese torna in purezza regalandoci vini di spiccato carattere chiantigiano.

“Sangiovese e poi fermentazione e affinamento in cemento” – commenta Enrico Giovannini, Ottomani – “come vuole la tradizione.”

“Noi in azienda facciamo una prevendemmia, per assicurarci che gli acini abbiano una maturità omogenea” – commenta Luzius Caviezel, Savignola – “questo lo si sente subito nel vino, che anche in annate molto giovani, è armonico e bilanciato.”

E poi le Gran Selezioni, piccoli gioielli che raccontano i caratteri più autentici di ogni singolo produttore, sia nelle scelte stilistiche che quelle di immagine stessa sulle bottiglie, che in molti casi richiama alle radici più antiche di famiglia.

“Nella nostra Gran Selezione il Sangiovese fa due percorsi: una parte in botti grandi, mentre l’altra in anfora” – commenta Francesca Semplici, Fattoria Montecchio – “riuscendo a dare al vino una impronta assolutamente unica ad un vino già di livello qualitativamente molto alto.”

“Nella nostra Gran Selezione ci sono tre predominante oggettive” – commenta Francesco Ricasoli, Ricasoli – “queste sono l’intensità e la struttura di questo Sangiovese, la rotondità e l’armonia e poi l’eleganza. Perché alla fine un grande vino deve essere anche bevuto.”

“Per nostra Gran Selezione abbiamo utilizzato la prima etichetta che avevano fatto i nostri genitori quando acquistarono l’azienda vinicola nel 1961” – commenta Chiara Bendinelli, Fattoria Santo Stefano – “in ricordo di un qualcosa che i nostri genitori ci hanno stimolato a portare avanti.”

“Per il nostro Romitorio abbiamo scelto di fare bottiglie numerate” – commenta Silvia Benini, Ruffino – “90% Sangiovese e 10 % di Colorino, che era una uva un po’ in disuso nelle nostre zone. Un vino che rispecchia la tradizione con una punta di quello che si era un po’ perso nelle colline del Chianti Classico, ovvero il Colorino, vigneto in cui la Ruffino ha sempre creduto molto.”

Il percorso del Gallo Nero è tracciato: qualità e rispetto del territorio sono infatti il giusto connubio per confermare ancora il successo nella critica ed aumentare la presenza sui mercati.

“Ho trovato grande potenza nelle Gran Selezioni” – commenta Simona Geri, sommelier – “prima ero un po’ scettica, invece adesso sto cambiando idea.”

“Quello che è più interessante è quando troviamo vini che riescono ad esprimere qualche particolarità che magari non è nemmeno presente nelle annate o nelle riserve” – commenta Leonardo Romanelli, giornalista e sommelier

“L’annata 18 non è stata facile, chi è riuscito ad interpretarla e a posticipare la vendemmia, è è riuscito secondo me anche a fare un lavoro che ci ritroveremo nel tempo” – commenta Alessandra Piubello, Spirits of Life

“Devo dire che nei vini che ho assaggiato, c’è una omogeneità positiva” – commenta Mauro Giacomo Berolli, Italiadelvino.com – “non ho ancora trovato un vino che non mi piace, chiaramente ci sono differenze fra di loro, ma la sensazione finale è quella di una annata molto bella.”

Non solo Chianti Classico alla Collection, tra i tanti assaggi anche vini più facili e mono vitigni antichi che guardano al futuro.

“Il nostro Foglia Tonda è un vino dal carattere Toscano, ma dai tannini più eleganti e morbidi rispetto ad un Sangiovese” – commenta Roberdo Droandi, Mannucci Droandi – “perché è in effetti un incrocio tra il sangiovese ed una varietà a noi tuttora sconosciuta. “

Grazie anche ad una organizzazione impeccabile, la Collection del Chianti Classico si colloca oggi ai primi posti tra gli eventi dedicati al vino nel nostro Paese.

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