Secondo l’ultimo studio diffuso da Istat, i consumi alimentari in Italia mostrano un andamento che riflette la prudenza delle famiglie. A novembre le vendite al dettaglio aumentano sia in valore sia in volume (+0,5%), ma nel trimestre settembre–novembre la crescita rallenta: +0,1% in valore e una lieve flessione in volume (-0,2%). Un segnale che indica come la spesa resti stabile, mentre le quantità acquistate si riducono.

Parallelamente, l’inflazione alimentare torna a crescere. A dicembre i prezzi dei beni alimentari registrano un incremento del 2,4% su base annua, con un’accelerazione sia per i prodotti non lavorati (+2,3%) sia per quelli lavorati (+2,6%). L’aumento del carrello della spesa (+2,2%) supera l’indice generale dei prezzi al consumo (+1,2%), incidendo sulle scelte quotidiane dei consumatori.

Il potere d’acquisto delle famiglie, in aumento dell’1,8% nel terzo trimestre, non si traduce in un’espansione significativa dei consumi. La propensione al risparmio sale all’11,4%, segno di una cautela che caratterizza anche i comportamenti legati all’alimentazione. Come evidenziato da Istat, la dinamica dei prezzi continua a influenzare la composizione della spesa, orientando verso acquisti più selettivi.

In questo scenario, il settore agroalimentare osserva con attenzione l’evoluzione dei prezzi e delle abitudini di consumo. Le variazioni nei volumi acquistati, unite alla crescita dei listini prevista da molte imprese, delineano un quadro in cui produttori e distributori dovranno confrontarsi con una domanda più attenta e sensibile ai cambiamenti economici.

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