Consorzio del Lambrusco, riscoperta di una autentica identità

Il Consorzio è un ente di tutela, che rappresenta 70 produttori e otto denominazioni tra Modena e Reggio Emilia, una produzione che, nel 2021 si è attestata su oltre 46 milioni di bottiglie di Lambrusco DOC. Un consorzio che raggruppa gli autentici custodi di tutto quel sapere che oggi costituisce il patrimonio più autentico delle terre emiliane.

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Quando si parla Lambrusco, a molti il pensiero corre verso vini frizzanti molto semplici, disponibili in grande distribuzione, anche in dame da 5Lt….non esiste niente di più sbagliato di questa convinzione.

La zona di produzione del Lambrusco DOC è oggi una fucina di giovani produttori, ragazzi freschi e sinceri, che portano nel loro sorriso, lo spirito e l’amore più autentico per la loro generosa terra, e che ritroviamo indiscutibilmente nei loro fantastici spumanti italiani.

Il Consorzio di Tutela del Lambrusco, che rappresenta 70 produttori e otto denominazioni tra Modena e Reggio Emilia, è nato nel 2021 dall’operazione di fusione per incorporazione dei tre precedenti enti di tutela del famoso vino emiliano.

“Nel mondo il Lambrusco è identificato come un vino rosso scuro frizzante: abbiamo l’esigenza di far comprendere che esistono tante varietà di lambrusco, con colori e sentori diversi, che possono veicolare esperienze completamente differenti e che, grazie alla loro versatilità e ampia gamma di referenze di qualità, si possono perfettamente abbinare a diverse e numerose tipologie di cucina.” – dichiara il direttore del Consorzio Tutela Lambrusco Giacomo Savorini

E la serata di degustazione presto il ristorante Element a Firenze, una delle tappe del tour del Gambero Rosso, ha sicuramente indirizzato un fascio di luce su una denominazione che oggi merita di essere conosciuta e apprezzata forse più di altre.

Alla serata erano presenti cinque realtà: Tenute Cleto Chiarli, Medici Ermete, La Cantina Sociale di Sorbara, la Cantina Pezzuoli e la Cantina Settecani famiglie e aziende che producono e rappresentano un vino che, per quanto storico, presenta caratteristiche organolettiche estremamente contemporanee.

“I nostri sono vitigni sono autoctoni e antichissimi e riescono a superare anche stagioni difficili come quella appena trascorsa” – mi raccontano i produttori presenti – “i nostri vini sono distribuiti in Cina e Giappone ma anche nel Sud America, con il Messico e il Brasile, oltre al Regno Unito. Complessivamente, tra DOC e (soprattutto) IGT, varca i confini nazionali circa il 60% della nostra produzione.”

Aziende che si tramandano cultura e tradizioni da almeno cinque generazioni, custodi di tutto quel sapere che oggi costituisce il patrimonio più autentico delle terre di emiliane e romagnole.

Cleto Chiarli, Lambrusco del Fondatore

Lambrusco di Sorbara metodo ancestrale, al naso entusiasma: fragole, lamponi sono rincorse da sentori di erbe di campo e nipitella. Sorso che spicca in freschezza e pulizia, un calice che da brio ed invita al sorriso.

Medici Ermete, Concerto
Salamino in purezza, al naso si apprezza il gelso rosso, lamponi e ciliegie. Al palato si apprezza una rotondità quasi burrosa, fragrante e compatto. Un calice elegante

Cantina Sociale di Sorbara, Omaggio a Gino Friedmann
Lambrusco di Sorbara, al naso si presenta energico: fiori rossi, pesca bianca e lamponi. Il sorso è morbido e convincente, freschezza e sapidità lo caratterizzano.

Cantina Pezzuoli, Pietra Scura Lambrusco
Lambrusco Grasparossa, al naso vince per rotondità: ad i fiori viola seguono mora e susina, un felice incanto. Palato di grande pienezza e struttura, sorso lungo e di sostanza. Davvero buono!


Cantina Settecani, Vino del Re
Lambrusco Grasparossa, un naso che si caratterizza per verticalità e precisione. Un calice asciutto e ben definito, secco ed intenso sul finale che chiude ammandorlato.

Una esperienza entusiasmante, ringrazio il Consorzio di Tutela del Lambrusco DOC e soprattutto Alice Camellini che mi ha permesso di conoscere e scoprire vini e persone di grande valore.

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