Colpizzi: i vigneti stanno bene, ma servono nuovi invasi

Il Presidente Federazione Vitivinicola Confagricoltura Francesco Colpizzi pone l’accento sulla necessità di interventi strutturali nelle campagne toscane, come quello della realizzazione di nuovi invasi.

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Le campagne del nostro Paese stanno soffrendo il grande caldo e la carenza di precipitazioni, abbiamo intervistato il Presidente Federazione Vitivinicola Confagricoltura Francesco Colpizzi che ci ha illustrato la situazione attuale dei vigneti in Toscana e possibili interventi futuri di gestione dell’acqua.

“Le piante più giovani con apparati radicali meno sviluppati stanno dando segnali di stress, ma la pianta non è in sofferenza tale da determinare un pregiudizio sulla quantità e sulla qualità del prodotto, se non in maniera molto trascurabile. Gli altri vigneti invece stanno inspiegabilmente bene, aggiungo l’avverbio “inspiegabilmente” perché in altre annate non meno siccitose di questa, le piante erano già in enorme sofferenza.” – dichiara Colpizzi.

Quali attenzioni avete rivolto ad i vigneti per raggiungere questi risultati, rispetto per esempio ad un’altra annata difficile come quella del 2017?

“Sostanzialmente abbiamo messo in pratica due tipi di accorgimenti, che adesso si stanno rivelando vincenti. In molti abbiamo potato le piante tardi, alfine di ridurre un ritardo nel germogliamento e quindi salvare la vite da possibili gelate tardive. In certe zone le piante hanno avuto meno tempo per vegetare in abbondanza, però ci sono anche dei vigneti in cui abbiamo avuto una intensità di crescita incredibile soprattutto in Maggio, che ha permesso la formazione di un apparato fogliare completo. Un altro elemento che sicuramente determina una migliore resistenza dei vitigni è il notevole apporto di sostanza organica nel terreno che abbiamo contribuito a lasciare grazie alla pratica del sovescio.” – prosegue Colpizzi – “Cinque o sei anni fa coloro che praticavano il sovescio come mezzo di fertilizzazione erano veramente pochi, a differenza di oggi dove l’uso del favino coltivato nei vigneti è divenuta una pratica molto molto diffusa. Questo permette al terreno di acquisire una riserva sia di acqua che di sostanze indispensabili per la pianta, come il Potassio per esempio.”

Un insieme di fattori che stanno contribuendo ad allungare la resistenza delle piante in maniera davvero importante, questo grazie in particolare al lavoro degli agricoltori, anche e soprattutto sui nuovi impianti, che hanno sicuramente una migliore resistenza.

“In certe zone particolari della Toscana, come la provincia di Prato, lo stato di sofferenza è più importante rispetto ad altrove, ma esistono anche altre zone in Toscana dove i vigneti non hanno mai smesso di vegetare.” – precisa Colpizzi

Continuare a lavorare bene come fatto fino ad adesso dagli agricoltori è sicuramente un elemento di grande rilievo, ma in una logica di medio periodo forse serviranno interventi più importanti.

“Dobbiamo tornare ad utilizzare l’acqua dei nostri laghi, che ad oggi per noi risultano solo ingombranti orpelli burocratici di difficilissima gestione. Il loro mantenimento richiede autorizzazioni, calcoli della capacità di invaso, messa in sicurezza ecc… impedimenti burocratici a costi incredibili a carico degli agricoltori che in qualche modo oggi diventano sempre più anacronistici alla luce dell’attuale cambiamento climatico che stiamo vivendo.” – prosegue Colpizzi – “Non credo infatti che questo caldo anomalo degli ultimi anni sia qualcosa che non possiamo gestire, è sempre esistito nel corso della storia un andamento del clima variabile, ma noi agricoltori dobbiamo attrezzarci per coltivare il vigneto in maniera coerente con il mutare delle condizioni climatiche. E’ importante quindi pianificare la realizzazione di nuovi invasi nelle zone dove esistono le caratteristiche orografiche e geofisiche tali che lo consentono, perché avere riserve di acqua è nell’interesse della collettività, e non solo di noi agricoltori.” – conclude Colpizzi

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