A Chiusi (SI), l’allevamento San Gregorio è una delle realtà più strutturate nella filiera della Cinta Senese DOP. Come spiega Michele Monica, l’azienda affianca alla produzione vitivinicola un allevamento semibrado composto da circa 700 capi, pari a quasi un quinto dei suini iscritti all’albo regionale. Una dimensione che colloca San Gregorio tra i principali operatori del settore in Toscana.
Negli ultimi mesi l’attenzione sulla peste suina africana (PSA) ha generato preoccupazioni, soprattutto dopo i casi registrati nel territorio di Pistoia, dove si è arrivati all’abbattimento totale di un allevamento. Una notizia che ha inciso sulla percezione dei consumatori, spesso più cauti nell’acquisto di carne o salumi di suino. “La PSA non rappresenta alcun rischio per l’uomo”, chiarisce Michele Monica, ricordando che la malattia colpisce esclusivamente gli animali e non ha implicazioni sulla sicurezza alimentare.
Per prevenire ogni possibile criticità, San Gregorio ha adottato da tempo protocolli di biosicurezza rurale. L’azienda ha realizzato una doppia recinzione con zone filtro dedicate all’ingresso dei mezzi, dove viene effettuata la detersione degli pneumatici e delle superfici esposte. Le strutture di ricovero vengono pulite almeno una volta a settimana, mentre due operatori verificano regolarmente l’integrità dei recinti. “Controlliamo ogni varco, anche quelli provocati da un istrice”, spiega Michele Monica, descrivendo un monitoraggio costante che permette di intervenire tempestivamente per evitare l’ingresso di fauna selvatica.
Un ulteriore elemento di tutela riguarda i controlli sanitari effettuati nei mattatoi: ogni capo viene sottoposto ad analisi prima della macellazione, garantendo che solo animali in perfetto stato di salute entrino nella filiera alimentare. “Il consumatore deve sapere che la sicurezza è totale”, aggiunge Michele Monica, sottolineando come la tracciabilità e le verifiche preventive siano parte integrante della filiera della Cinta Senese DOP.
L’esperienza dell’allevamento San Gregorio mostra come la gestione attenta, la prevenzione e la trasparenza possano contribuire a mantenere stabile un comparto che rappresenta un patrimonio rurale e gastronomico della Toscana. Un modello che unisce tutela del territorio, responsabilità produttiva e valorizzazione di una razza simbolo dell’identità agricola regionale.




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