adv

Siamo nel 2002 e nel territorio del Chianti Rufina, in collaborazione con l’università di Firenze, si inizia una ricerca sul genoplasma dei vitigni del territorio, selezionando una collezione da portare in produzione.

“Di queste abbiamo fatto una selezione clonare, e riprodotte per farne una collezione” – racconta Gualberto Grati, Borgo Prunatelli, Rufina – “80 varietà tra cui il Canaiolo bianco. Le viti figlie di questa collezione sono state piantate all’interno di una vigna di mezzo ettaro e nel 2012 abbiamo avuto la prima annata, seguite poi dalle 2015 e 2016.”

“Il nostro è un Canaiolo bianco in purezza, una varietà a bacca bianca, non rarissima ma mai utilizzata veramente. Abbiamo trovato notizie dai libri di ampelografia del Ministero dell’Agricoltura in cui emerge che veniva usato per ingentilire il Trebbiano. Un vino molto profumato e serbevole, quindi adatto all’invecchiamento.”

adv

Un vino che si rivolge alle persone che cercano qualcosa di diverso, rispetto al normale panorama viticolo toscano. Le sue particolarità sono le interessanti note varietali, può essere quindi degustato appena imbottigliato ma anche dopo un lungo affinamento.

“Non so cosa possiamo aspettarci dal vitigno, abbiamo infatti una storia di solo 3 annate” – prosegue Gualberto – “e con il tempo vedremo l’evoluzione in bottiglia. Potrebbe essere assimilato alla Vernaccia, per la sua longevità, ma ritengo che restituisca un aspetto aromatico molto più ampio.”

Il futuro del Canaiolo bianco deve essere ancora scritto, e le prossime vendemmie sapranno raccontarci molto di questo straordinario vitigno.