Calappiano, i vini che nascono dove passeggiava Leonardo da Vinci

Il Montalbano è un territorio ricco di conchiglie che il genio di Vinci chiamava “nichi”, queste terre oggi esprimono vini di carattere ed eleganza

1914

La settimana delle anteprime in Toscana regala spesso momenti di scoperta e degustazione, con eventi diffusi in particolare a nella città di Firenze, tra questi anche quello dedicato alla Fattoria Calappiano di Vinci, nel territorio del Montalbano. La serata si è svolta al ristorante Guné di San Frediano, accogliente locale dove prevale la leggerezza e l’atmosfera che ricorda le isole del Mediterraneo, ed in cucina si incontrano la Lucania e la Toscana.

La degustazione si apre con una amouse Bouche in abbinamento al Chianti Vinciano 2018, 80% sangiovese,  20%  altri  vitigni  come  Canaiolo,  Malvasia,  Colorino, e che fa solo acciaio. Un vino pulito e di facile beva nonostante i 14,5°, bello il colore, rosso rubino intenso con riflessi porpora, lascia la bocca asciutta e pulita. Sapidità e freschezza prevalgono.

Segue, come antipasto, una schiuma di ribollita con salsiccia Lucana “pezzente” croccante, olio   al rosmarino e crumble salato, in abbinamento al Vinciano  Riserva  2015, 80%  sangiovese,  20%  altri  vitigni  come  Canaiolo,  Malvasia,  Colorino.  Tonneaux  per  12 /14  mesi e poi 12   mesi  in  bottiglia.

Costruita intorno al 1500 su commissione del Granduca Francesco  I  de’  Medici,  la Fattoria di Calappiano fu  uno  dei  primi  esempi  di  Fattoria  Toscana  con  produzione vitivinicola. Gli edifici si trovano nell’area di produzione   del Montalbano, tra le province di Firenze, Prato e Pistoia in un territorio valorizzato da un clima continentale mitigato dalle influenze del Mediterraneo.  Qui nacque Leonardo Da Vinci che su queste   colline   passeggiava raccontando,  nel   Codice   Leicester,   di   questo   territorio   ricco   di   conchiglie  da  lui  chiamate  “nichi”,  ciò  dovuto  al  passaggio  talora  vorticoso  dell’Arno.

Le due brave e competenti ragazze che si occupano del servizio al tavolo ci servono come primo piatto uno spaghetto con scoltellato d’anatra e foie gras con pomodori secchi. In abbinamento il Lungarno igt Toscana 2016, 60% Cabernet Sauvignon, 10% Merlot, Colorino, dfa 12-14  mesi  in  barrique e 12  mesi  in  bottiglia.

 

Segue un galletto  in  due  cotture,  petto  con  il  bardiccio  (tipica  salsiccia  della   Rufina)  e  cosciotto  con  pera,  canestrato e porri  con  patate  alla  cenere,  in abbinamento il  Collegonzi  Igt  Toscana  2015, 100%  sangiovese.  12- 14 mesi di botte grande e 12 mesi in bottiglia. Un vino di carattere ed eleganza, fresco e aperto con belle note floreali e  fine spaziatura. Elegante ma discreto, in assoluto il miglior vino della serata.

Il nome di questo vino e la sua etichetta, così particolare, hanno origini antiche, si narra infatti che anticamente   esistesse un banco che prestava denari a chi voleva investire nel territorio e nell’artigianato della   zona, grazie al quale vennero finanziate imprese agricole che portarono il territorio a eccellere per   la coltivazione di viti e ulivi. Il decoro in etichetta ci  racconta  di  uno  scrigno  che,  con  la  chiave  del  Collegonzi,  viene  aperto  per  dare  denari  a   chi  vuole  portare  ricchezza investendo nel territorio.

La bottiglia Collegonzi di cui sono stato gentilmente omaggiato, sarà la piacevole compagna di una prossima serata a tavola con amici che sanno bere bene.

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