Con il 97% dei prodotti alimentari stranieri che entra nell’Unione Europea senza alcun controllo fisico, l’Europa mette a rischio la salute dei cittadini e la competitività delle imprese agroalimentari italiane. È l’allarme ribadito da Coldiretti Toscana, secondo cui solo il 3% delle merci importate è realmente verificato, mentre la quasi totalità transita attraverso porti considerati “colabrodo” come Rotterdam.

Lo scarso livello dei controlli, la forte discrezionalità lasciata ai singoli Stati membri e gli accordi commerciali promossi dalla Commissione europea – in particolare l’intesa con il Mercosur – stanno facilitando l’arrivo sulle nostre tavole di alimenti potenzialmente pericolosi. Le statistiche evidenziano che sei allarmi alimentari su dieci provengono da paesi extra UE come Cina, Turchia, India, Iran, Egitto, Pakistan: prodotti spesso contaminati da batteri, residui chimici, micotossine e metalli pesanti.

Frutta e verdura (18,6%), pesce e derivati e prodotti a base di noci e semi (12,7%), pollo (8,1%), piatti precotti e snack (7,1%) sono le categorie che hanno fatto scattare il maggior numero di alert nel nostro Paese, rivelandosi rischiose per la salute umana.

“Non siamo contrari agli accordi di libero scambio, ma senza il principio di reciprocità non è possibile tutelare il nostro settore agroalimentare” spiega Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana. “L’intesa con il Mercosur è stata pensata 18 anni fa, ma il mondo è cambiato: oggi l’agricoltura ha un ruolo strategico per sicurezza, sostenibilità e salute. È assurdo che resti l’unico settore non difeso”.

Secondo Coldiretti, senza una profonda revisione, l’accordo con il Mercosur avrà effetti devastanti sulle imprese e sulla salute pubblica. Il rischio è assistere alla progressiva sostituzione sugli scaffali di prodotti realizzati con standard ambientali e sociali molto inferiori rispetto a quelli delle aziende italiane ed europee. Uno scenario che riflette un’Europa debole e disorientata, intenzionata a ridurre risorse agli agricoltori in nome di un ambientalismo ideologico che finisce per indebolire la capacità produttiva del continente.

A livello globale, potenze come Cina, India, Brasile e Stati Uniti stanno investendo per rafforzare la competitività agricola come leva geopolitica, mentre l’Europa arretra nonostante l’urgenza di incrementare la produzione interna per evitare dipendenze estere.

Per Coldiretti è indispensabile che l’Ue rafforzi i controlli alle frontiere, applicando regole eque e garantendo sicurezza alimentare. Solo così sarà possibile tutelare la salute dei cittadini, la dignità degli agricoltori e i primati del Made in Italy agroalimentare.

redazione rossorubino
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