I ristoratori italiani negli Stati Uniti lanciano un grido d’allarme sui possibili dazi del 200% sui vini europei, annunciati dal presidente Donald Trump. La misura potrebbe colpire duramente il settore della ristorazione e l’intero comparto agroalimentare italiano d’oltreoceano.

Roberto Caporuscio, proprietario di Kesté Pizza e Vino a New York, evidenzia le ripercussioni dirette sulla qualità dell’offerta gastronomica: “L’80% delle nostre materie prime viene dall’Italia. Se dovesse succedere, non ci sarebbero soltanto conseguenze per i nostri piatti ma anche per i vini e le birre, tutti rigorosamente italiani”.

Nicola Fedeli, chef del ristorante Fasano su Park Avenue, sottolinea l’importanza dell’importazione di prodotti italiani per la clientela americana: “Spero davvero che le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Italia non ostacolino l’importazione dei nostri prodotti”.

L’impatto economico è al centro delle preoccupazioni di Roberto Paris, wine director de Il Buco, che spiega: “Nel nostro gruppo, il vino rappresenta il 30% del fatturato ma l’80% del profitto. Se i dazi dovessero arrivare al 25%, che sarebbe il migliore scenario possibile, sarebbe già complicato. Immagina un dazio al 50% o addirittura al 200%. Sarebbe una follia”.

Gianmaria Rizzo, CEO di More Than Grapes, analizza il rischio competitivo per il Made in Italy: “Tutti potrebbero beneficiare di una tariffa, non solo del 200% ma anche del 100 o del 50. Sarebbe un vantaggio competitivo rischioso per il prodotto Made in Italy”.

L’incertezza pesa su produttori e ristoratori, preoccupati che una simile misura possa ridurre drasticamente l’accesso dei vini italiani al mercato statunitense, favorendo competitor di altri Paesi.

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