Allarme vetro per le industrie vitivinicole

Forniture a rischio e prezzi in crescita. Pesano la crisi globale e l'aumento dei costi energetici, nonché una eccessiva dipendenza di prodotto finito dall’estero

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Federvini ha sottolineato il rischio di una situazione che vede i rincari dell’energia unirsi a una crisi logistica, con effetti facilmente intuibili sulla competitività del settore. L’industria del vetro sta attraversando un momento particolarmente critico per difficoltà di approvvigionamento delle materie prime da Russia e Ucraina e gli effetti dell’aumento dei costi dell’energia.

Con il 45% delle quote a volume il settore vitivinicolo è a tutti gli effetti tra i principali protagonisti del segmento industriale del vetro cavo, che vanta una produzione di oltre 5 milioni di tonnellate per un giro d’affari di 2,4 miliardi di euro. A spingere è, in particolare, la voce spumanti. Entro il 2024 la catena di approvvigionamento sarà rafforzata, grazie a cinque nuovi forni di fusione e a investimenti per 400 milioni di euro, che garantiranno un incremento di 500mila tonnellate annue di packaging in vetro. L’Italia avrà una capacità produttiva pari al 12% in più rispetto ai volumi attuali e dovrebbe essere in grado di fronteggiare con risorse proprie le congiunture negative.

Tuttavia, produrre vetro costa di più e i rincari andranno distribuiti su tutta la filiera, dal produttore al consumatore. Assovetro ha lanciato un appello al confronto: “Il vino è un fiore all’occhiello dell’agroalimentare e riveste un ruolo importante nel primato dell’Italia nella produzione di vetro cavo, per questo, è necessaria l’apertura di un tavolo tra Governo, federazioni del settore vino, grande distribuzione e industria del vetro”.

In questo contesto, il CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins) ha redatto una lettera aperta, che potrà essere utilizzata dalle aziende vinicole per chiedere ai dettaglianti di considerare la situazione nella loro politica di acquisto.

Il Comité Européen des Entreprises Vins è stato fondato nel 1960 e rappresenta le imprese vinicole dell’industria e del commercio nell’Unione Europea. Riunisce 25 associazioni nazionali di 13 Stati membri dell’Ue, più Svizzera, Regno Unito e Ucraina, oltre a un consorzio di 4 aziende vinicole europee leader. Le aziende rappresentate dal CEEV, principalmente PMI, producono e commercializzano la stragrande maggioranza dei vini europei di qualità, sia con che senza indicazione geografica, e rappresentano oltre il 90% delle esportazioni di vino europeo.

Nella lettera aperta si legge che “a partire dalla fine del 2021, l’approvvigionamento di materie prime per i vini (bottiglie di vetro, cartone, carta, alluminio) e il trasporto marittimo hanno subito importanti interruzioni, con tempi di consegna notevolmente più lunghi e aumenti significativi dei prezzi. Lo scoppio della guerra russo-ucraina, il 24 febbraio, ha accentuato queste difficoltà e ha rimodellato globalmente le catene di approvvigionamento, con importanti cambiamenti di costo e di disponibilità e ha provocato un aumento unilaterale dei prezzi da parte dei nostri fornitori. La revisione di questi prezzi potrebbe essere rivalutata solo in futuro, a seconda dell’evoluzione della situazione. Inoltre, il crescente tasso di inflazione nell’Ue durante gli ultimi mesi, che dovrebbe raggiungere il 7,5% nella zona euro in marzo, non fa che aumentare la perdita di competitività internazionale. Questo contesto ci porta a chiedervi oggi di considerare questa situazione nella vostra politica di acquisti. Sarebbe fondamentale per la sostenibilità economica delle aziende vinicole poter bilanciare senza indugio i prezzi per tenere conto dell’evoluzione dei costi delle materie prime. Il prezzo finale ai consumatori dovrebbe riflettere la situazione per permettere ai vostri fornitori di far fronte agli aumenti di prezzo. Ci rendiamo conto che questa scelta è difficile, soprattutto in un momento in cui i nostri consumatori vedono erodere il proprio potere d’acquisto. Ma, in un contesto in cui i dettaglianti hanno aumentato il loro impegno con, e stanno sostenendo proattivamente la sostenibilità a lungo termine del settore del vino, la nostra richiesta è essenziale per evitare rotture e danni all’interno della catena di approvvigionamento del vino di cui tutti noi facciamo parte”.

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