L’ azienda vitivinicola Perticaia si trova in località Casale nel comune di Montefalco e a poca distanza dal centro abitato, patria dell’omonimo vino Sagrantino, nella stupenda regione Umbria. L’azienda vanta oggi oltre 34 ettari di vigneto coltivati con le varietà di Sagrantino, Sangiovese, Colorino, Trebbiano Spoletino e Grechetto. I terreni sono posti in leggera pendenza, ad un’altitudine compresa fra i 320 e 350 metri slm, esposti principalmente a sud, sud-ovest. le vendemmie sono interamente manuali, le uve vengono portate nella nuova cantina per la vinificazione; la fermentazione è innescata in maniera del tutto naturale, grazie alla sola utilizzazione di lieviti indigeni. L’obiettivo dell’azienda è quello di produrre vini con uve di produzione propria, con vitigni “del posto”. L’affinamento dei vini avviene in piccole botti di rovere francese: barrique e tonneaux. Dal 2018 è di proprietà della famiglia Becca.

Abbiamo posto alcune domande alla Responsabile dell’Accoglienza Federica Piobbico.

Quali sono state le tappe più importanti per voi nel 2025?

Il 2025 rappresenta per noi l’anno del consolidamento, il momento in cui gli sforzi profusi dal cambio di proprietà del 2018 a oggi acquistano piena consistenza. Gli investimenti effettuati nei vigneti sono ormai a regime: i nuovi impianti sono in piena produzione e offrono frutti eccellenti, pronti per una lavorazione di precisione. Anche la gestione della cantina e l’ammodernamento delle attrezzature seguono ora una filosofia operativa fluida e rigorosa.

In questo contesto si inserisce l’apporto fondamentale dell’enologo Luca D’Attoma, entrato in azienda nel 2023. Dopo aver gestito con fermezza le criticità climatiche di un’annata biologica complessa come la 2023, il 2024 è stato il primo anno di lavoro svolto con condizioni ottimali. I vini imbottigliati nel 2025 sono il manifesto di questa evoluzione e segnano il nostro ritorno nelle principali guide di settore, che ci stanno restituendo riscontri di grande soddisfazione.

Come descrivereste la situazione attuale del settore vinicolo?

‘Complessa’ è la parola esatta, perché nel nostro settore non si improvvisa: nella produzione agricola di qualità si lavora con anni di anticipo. Quello che commercializziamo oggi è il frutto degli sforzi iniziati nel 2019; parallelamente, con la vendemmia 2025 stiamo già pianificando lo stoccaggio per i prodotti che vedranno la luce tra quattro o cinque anni. Se fino a pochi anni fa la programmazione della crescita era lineare, oggi lo scenario è profondamente mutato a causa di tre fattori critici.

In primo luogo, l’instabilità del mercato statunitense, che ci ha imposto una diversificazione strategica verso nuovi sbocchi. In secondo luogo, il peso delle restrizioni normative e il dibattito sulla tolleranza alcolica: un clima che ha generato un timore anomalo nei consumatori, portando a una contrazione dei consumi non sempre razionale. A questo si aggiunge la criticità dei ricarichi nel mondo della ristorazione, spesso eccessivi, che allontanano ulteriormente l’utente finale dal calice.

Infine, dobbiamo fare un’autocritica generazionale. Come sottolineato da un nostro importatore, negli ultimi decenni abbiamo rischiato di ‘bruciare’ una generazione di potenziali appassionati. Focalizzandoci esclusivamente su ‘grandi marchi’ e posizionamenti d’élite, abbiamo reso il vino un prodotto distante, quasi intimidatorio per i più giovani, che oggi migrano verso altre bevande. La nostra sfida attuale è colmare questo gap generazionale: dobbiamo riavvicinare i giovani parlando il loro linguaggio, educandoli a un consumo che sia, prima di tutto, consapevole, moderato e conviviale.

Quali rammarichi e quali soddisfazioni vi ha lasciato il 2025?

Questa riflessione si ricollega strettamente al concetto di consolidamento, che è senza dubbio la nostra più grande soddisfazione del 2025. Voglio ribadirlo con forza: quest’anno quello che prima era un percorso di ricerca è diventato una procedura strutturata e replicabile. Potremmo dire di aver finalmente definito la ‘ricetta’ del nostro metodo di lavoro, dei nostri vini e dell’identità stessa dell’azienda. Partendo da questa base solida, il nostro obiettivo ora non è più costruire le fondamenta, ma affinare e tendere alla perfezione.

Il rammarico, invece, è figlio dell’incertezza globale. Nonostante il grande slancio e l’ottimo lavoro svolto, le repentine variazioni normative e l’introduzione dei dazi hanno parzialmente destabilizzato il mercato, imponendoci di ricalibrare la distribuzione delle nostre energie verso nuove direzioni.

Tuttavia, non viviamo di veri rimpianti. La nostra crescita avviene un mattone dopo l’altro: accettiamo le accelerazioni e le frenate dettate dal contesto esterno, con la consapevolezza di non aver mai subito battute d’arresto. Questa costanza, unita alla solidità raggiunta, è ciò che ci permette di guardare al futuro con estremo ottimismo.

Quali sono le prospettive e i progetti principali per il 2026?

Siamo un’azienda in piena espansione, impegnata a bilanciare ricerca di nuovi spazi, consolidamento operativo e sviluppo strategico. Per il 2026, il nostro obiettivo primario è proseguire in questa direzione: vogliamo che un pubblico sempre più ampio di appassionati e professionisti scopra l’universo Perticaia.

L’ambizione è far conoscere non solo la qualità dei nostri vini, ma anche il valore umano e la dedizione profonda che ogni dipendente mette in campo quotidianamente. È proprio questo impegno collettivo la vera forza motrice che ha reso possibile la nostra crescita e che ci permette, oggi, di presentarci sul mercato con una solidità e una consapevolezza nuove.

Adriano Guerri
Lavorando in importanti hotels europei, per approfondire la conoscenza del mondo enoico frequento un corso vini a Londra.Mi appassiono al nettare di Bacco, al ritorno in Italia divento Sommelier Professionista. Un punto di partenza, inizio a partecipare a kermesse enoiche, degustazioni guidate, visite in azienda e areali sia in Italia sia all'estero. Da qualche anno scrivo articoli sul mio blog ed alcune riviste di settore nazionali.