Quattro figlie virtuose, Federica Borsini

Federica Borsini nasce a Prato nel gennaio del 1971 Inserita in un contesto sociale medio borghese, sviluppa ed amplia le sue conoscenze didattiche attraverso gli studi linguistici, storici ed artistici conseguendo la licenza scientifica e la licenza socio psico pedagogica, per approdare alla laurea in Storia dell’Arte con discussione finale in Storia Dell’Oreficeria e delle Arti Applicate, presso l’Ateneo Fiorentino, nel 2001 Si appassiona alla psicologia e alla sociologia e da autodidatta segue corsi e seminari e si dedica a letture di saggi inerenti le due materie citate, passando da Freud, a Jung, dalla Psicanalisi al mondo dell’esoterismo. Attualmente madre single di due figli maschi, lavora con mansione di impiegata amministrativa in una SPA statale, ma la sua forte predisposizione all’arte e al sociale la porta, spesso e volentieri, a seguire le sue passioni. Ama scrivere e il suo stile risulta molto concettuale e meno descrittivo.

Quattro figlie virtuose si compone di quattro distinti racconti lunghi, che hanno per protagonisti altrettanti personaggi femminili. Fonda la sua composizione, sull’elaborazione e lo sviluppo biografico e autobiografico, di racconti ed aneddoti riguardanti la saga familiare, più recente, della scrittrice.

L’intento dell’opera è quello di portare il lettore a fare un vero e proprio viaggio spazio temporale, attraverso tre secoli che hanno visto nascere, crescere e vivere, quattro generazioni di donne, alle prese col loro tempo e con le loro contrastanti e contraddittorie brame di emancipazione.

Ogni racconto racchiude nel titolo l’essenza di ciascuna protagonista e ciò che le ha riservato il destino, facendole intraprendere, sempre, strade difficili mai del tutto consapevolmente scelte. Tuttavia, ciascuna di esse, che è figlia della precedente, porta avanti il testimone del valore della libertà individuale, facendo piccoli ma significativi passi, verso la definitiva rottura degli schemi sociali, visti come assurde gabbie comportamentali da cui scappare.

Attraverso l’analisi dei personaggi principali e di quelli secondari, attraverso la loro descrizione fisica, le somiglianze generazionali e il tramandarsi di comportamenti divenuti una sorta di memoria genetica, la scrittrice analizza se stessa, si conosce e riconosce, percepisce e dispensa la propria ritrovata identità, facendosi l’ultima portavoce dei sogni infranti delle donne che l’hanno preceduta, decisa a riscattarne la memoria e a lavarne le colpe che la società ha loro appiccicato, ogni qual volta hanno tentato di fuggire da essa. Ha cercato di comprenderne fino in fondo, le loro sfumature caratteriali, la genesi delle loro complesse personalità e il loro rocambolesco sviluppo, zigzagando tra gli aspetti sociali, di costume e di cultura, come quadri entro cui tutte quante si muovono dinamicamente. La narrazione è una sorta di “saga moderna”, che affonda le radici nel passato, nelle antiche memorie, tramandate attraverso il susseguirsi di diverse generazioni.

Tema.

Il libro è composto da quattro racconti singoli, ma collegati gli uni agli altri in uno sviluppo spazio temporale che percorre un lasso di tempo che va dalla metà del XXIX secolo ad oggi. Narra le vicende familiari e sociali di quattro donne, che si tramandano, di madre in figlia, geneticamente e socialmente, gli strumenti per poter raggiungere, a piccoli passi, un po’ di quella emancipazione che arriverà compiuta, con l’ultima delle quattro protagoniste. Intorno a loro vivono vari personaggi che, involontariamente sono corresponsabili, con la loro presenza e la loro interazione, alla definizione del destino personale di ciascuna di esse.

La prima storia vede come protagonista, Antonia, primogenita femmina di una numerosa famiglia contadina dell’agro Toscano, di fine ‘800. La scrittrice ne racconta l’ambiente sociale e familiare in cui ella nasce, cresce e si sposa, mettendo in evidenza i contrasti di varia natura che animano i rapporti familiari e comunitari, di un piccolo borgo contadino, animato di gente semplice e contemporaneamente ottusa. Antonia viene descritta come una donna dalla personalità particolarmente sensibile, ma, inimmaginabilmente forte e temprata, nel sopportare e gestire una vita per niente confacente alla propria indole e al proprio carattere.

La seconda storia racconta la vita di Giulia, la figlia più piccola di Antonia, sesta di sette fratelli, colei che trasmetterà i racconti e gli aneddoti familiari della famiglia, alla nipote, l’ultima delle quattro protagoniste. Giulia nasce nel 1919 e vive l’infanzia e la giovinezza in un periodo storico caratterizzato dai postumi del Primo Conflitto Mondiale e dalle atrocità del Secondo Conflitto Mondiale. Giulia è l’essenza della libertà, della vitalità intellettiva, fin dalla più tenera età. E’ una vera e propria mina vagante, assolutamente mai del tutto inserita nella realtà del suo tempo, sognatrice e ricca di ideali nobili, ma, allo stesso tempo ipersensibile e fragile. E’ consapevole di quanto sia difficile nascere donna, tanto che spera di poter generare figli maschi.

L’inizio della terza storia vede Giulia alle prese con la nascita della sua primogenita Ada, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. Ada si rivelerà una donna in continuo conflitto generazionale con sua madre, alla ricerca di uno scopo di vita che la renda autonoma e necessaria a colei da cui si sente velatamente rifiutata. Un evento ineluttabile le da la possibilità di diventare il perno a cui, tutti i componenti della famiglia si riferiscono e traggono forza. Apparentemente volitiva, ferma nel prendere decisioni, pragmatica ed organizzata, in realtà nasconde un doloroso senso di inadeguatezza verso la vita, verso il cambiamento e l’inaspettato. Nasconde le proprie fragilità dentro schemi di vita sociale e comportamentale, tiene tutto sotto stretto controllo, come estrema forma di difesa e di autoaccettazione.

La quarta ed ultima storia vede protagonista Caterina, la primogenita di Ada, risultante finale dei punti di forza e di debolezza di quelle donne che l’anno preceduta. E’ la soluzione finale e la realizzazione dell’irrealizzato. Diviene portavoce dei “non detto” di intere generazioni, tramite un proprio complesso e doloroso cammino alla ricerca di sé. Caterina nasce vitale, estrosa e felice, poi passa ad un lungo periodo di forte insicurezza, di chiusura al mondo intero e a se stessa, fino ad arrivare a disconoscersi. Lo stato di frustrazione che ne deriva le darà la forza di ribellarsi agli eventi a cui si è sistematicamente piegata, per oltre trenta anni. Innesca quindi il cambiamento totale, l’epilogo e la rinascita ad una vita nuova e del tutto vera. L’universo le da a disposizione due mezzi e due strumenti a cui insegnare nuovi valori, causalmente i suoi due figli maschi.

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