In occasione dell’evento enoico “Saranno Famosi nel Vino” che ha avuto luogo a Siena lo scorso 19 e 20 giugno abbiamo incontrato la Cantina Tàia. Dietro al banco d’assaggio c’era Stefania Scarabelli, la quale ci ha illustrato l’azienda e fatto degustare gli eccellenti vini. Cantina Tàia nasce nel 2022, ma sono vignaioli da generazioni. L’ azienda vanta 15 ettari vitati a Montecalvo Versiggia (PV) nel cuore dell’Oltrepò Pavese. I vitigni prevalentemente allevati sono: Chardonnay, Moscato, Croatina, Riesling, Pinot Nero e Barbera. Stefania ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Come nasce la storia della vostra cantina e in che modo si è evoluta di fronte ai cambiamenti globali degli ultimi anni?

Siamo vignaioli da generazioni, con le prime vigne acquistate dal mio bisnonno e da mio nonno Alfredo che erano conferitori di uve alle cantine sociali. Mio papà Alberto e mia zia Carla, hanno portato avanti l’azienda negli anni, più per passione che per professione. Cantina Tàia nasce nel 2022 dall’unione di due mie passioni: il territorio dell’Oltrepò Pavese ed il vino. Nata e cresciuta tra le vigne, dopo aver passato alcuni anni all’estero svolgendo una professione diversa, ho deciso di rientrare e di iniziare questa avventura, grazie anche al supporto di mio papà. Proprio la mia precedente professione primaria, che poco aveva a che fare con il vino, mi ha insegnato quanto sia importante il lavoro di squadra; per questo papà ed io ci siamo circondati da un gruppo di collaboratori affiatati, esperti nel loro settore e con  obiettivi comuni ai nostri. Tra questi il nostro enologo, Nicola Biasi, e Luca e Mauro, due amici che hanno da subito creduto in Tàia e che hanno tradotto in grafica lo spirito di Tàia e dei suoi vini.

Essendo una realtà giovane, Cantina Tàia è nata in un periodo già caratterizzato da grandi cambiamenti: cambiamento climatico, evoluzione dei mercati e nuove aspettative dei consumatori. Più che adattarci a posteriori, abbiamo cercato di costruire il progetto tenendo conto fin dall’inizio di queste sfide. In vigneto lavoriamo con grande attenzione all’equilibrio naturale e alla sostenibilità, mentre in cantina perseguiamo uno stile produttivo che privilegi eleganza, identità territoriale e autenticità. Crediamo che oggi il consumatore cerchi non solo un buon vino, ma anche una storia vera, una visione e un legame sincero con il territorio. È proprio su questi valori che continuiamo a costruire il futuro di Tàia.

Quali varietà coltivate oggi e come le vostre scelte stanno dialogando con il cambiamento climatico e con le richieste dei mercati internazionali?

La nostra azienda si trova nel comune di Montecalvo Versiggia, un’area dell’Oltrepò Pavese particolarmente vocata alla produzione di Pinot Nero. Per questo motivo abbiamo scelto di puntare con decisione su questo vitigno per la nostra vinificazione. Disponiamo di circa 15 ettari di proprietà, nei quali coltiviamo anche altre varietà come Chardonnay, Moscato e Croatina, che attualmente continuiamo a conferire. Per quanto riguarda la vinificazione, oltre al Pinot Nero, lavoriamo anche con Barbera e Riesling Renano, vitigni che ci permettono di esprimere ulteriori sfumature del nostro territorio. Le nostre scelte agronomiche e produttive sono sempre più influenzate dal cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha reso le stagioni meno prevedibili e ha richiesto una gestione del vigneto chiaramente diversa rispetto ad una decina di anni fa, dalla gestione della chioma per garantire un giusto equilibrio tra ombreggiamento ed esposizione dei grappoli all’ inerbimento che ci aiuta a contrastare l’erosione e a migliorare la capacità di assorbimento delle piogge intense . La nostra esperienza a livello di mercati internazionali è ancora limitata. Ci rendiamo conto che nei mercati internazionali cresce la domanda di vini identitari, riconoscibili e legati in modo autentico al territorio di origine. In questo senso, la nostra scelta di concentrarci sul Pinot Nero e sui vitigni storicamente presenti in Oltrepò va proprio nella direzione di valorizzare ciò che rende unica la nostra area. L’Oltrepò Pavese è infatti una zona storicamente vocata alla produzione di Metodo Classico DOCG, e oggi si sta lavorando con decisione al rilancio di questa identità attraverso il progetto del “Classese”, con l’obiettivo di rafforzare il legame con il territorio e renderlo più riconoscibile e competitivo anche sui mercati internazionali. Parallelamente, stiamo assistendo a una crescita importante anche della qualità delle vinificazioni in rosso, che stanno trovando una nuova espressione e una maggiore coerenza stilistica. Il tutto si inserisce in una visione che unisce tradizione e sensibilità contemporanea.

Vi è mai capitato che un esperimento, un imprevisto o una microvinificazione nata per caso sia poi diventata un vino simbolo della cantina?

Siamo una realtà giovane, quindi non abbiamo ancora avuto molte occasioni di sperimentare in modo strutturato o di arrivare a “incidenti felici” già consolidati nel tempo. Abbiamo preferito partire con un numero limitato di etichette per concentrarci al meglio a fare bene le cose essenziali, senza disperdere energie. Il nostro primo vero “esperimento”, se così possiamo definirlo, vedrà la luce quest’anno: si tratta di un vino bianco da 100% Pinot Bianco, un vitigno non comunemente vinificato in purezza in Oltrepò, che abbiamo scelto di affrontare come sfida personale e come occasione di crescita. Se questo vino riuscirà a diventare un simbolo della cantina lo scopriremo solo tra qualche mese. Noi, naturalmente, lo speriamo.

Quali opportunità e quali criticità vedete oggi per il vino in un mercato internazionale segnato da nuove abitudini di consumo e instabilità geopolitica?

Come accennavo prima, abbiamo da poco iniziato ad approcciarci ai mercati esteri. Tra le principali criticità che abbiamo riscontrato c’è sicuramente la questione dei prezzi, che tra dazi, tassi di cambio sfavorevoli e costi di trasporto, rende più complessa la competitività sui mercati esteri. Un’ulteriore difficoltà è rappresentata da un mercato oggi piuttosto saturo, con un’offerta che in molti casi supera la domanda e con importanti volumi di vino invenduto. Allo stesso tempo, però, vediamo anche delle opportunità interessanti. I consumatori sono sempre più attenti e consapevoli, con una maggiore conoscenza delle diverse tipologie di vino e una crescente ricerca della qualità. Si beve meno, ma meglio, e questo cambiamento può aprire spazio anche a produttori più piccoli e di nicchia, capaci di proporre vini identitari e riconoscibili.

Adriano Guerri
Lavorando in importanti hotels europei, per approfondire la conoscenza del mondo enoico frequento un corso vini a Londra.Mi appassiono al nettare di Bacco, al ritorno in Italia divento Sommelier Professionista. Un punto di partenza, inizio a partecipare a kermesse enoiche, degustazioni guidate, visite in azienda e areali sia in Italia sia all'estero. Da qualche anno scrivo articoli sul mio blog ed alcune riviste di settore nazionali.