“O flos colende”, la rassegna di musica sacra a Firenze

La manifestazione è promossa dall’Opera di Santa Maria del Fiore con la direzione artistica di Gabriele Giacomelli

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Dal 14 marzo al 12 settembre 2019 torna O flos colende, la rassegna di musica sacra promossa dall’Opera di Santa Maria del Fiore con la direzione artistica di Gabriele Giacomelli che l’ha ideata nel 1997, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni della fondazione della Cattedrale di Firenze.

Una manifestazione, giunta alla sua XXIII edizione, che è ormai diventata un appuntamento particolarmente atteso dagli appassionati: «”O flos colende” è diventato un evento unico nel suo genere, che mette in dialogo l’Opera con l’intera cittadinanza», afferma Luca Bagnoli, presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Anche quest’anno la rassegna si distingue per la presenza di artisti rinomati, per la prima volta presenti in cartellone, e per una programmazione variegata e mirata alla valorizzazione del patrimonio musicale legato alla storia della Cattedrale nonché alla diffusione del repertorio sacro più raro, secondo quelle caratteristiche che hanno decretato il successo di O flos colende fin dagl’inizi.

Dato il successo ottenuto nelle scorse edizioni, O flos colende prende il via anche quest’anno con un ciclo di meditazioni quaresimali con musica tenuto dal cardinale Giuseppe Betori, che si terranno nei suggestivi spazi del Battistero di San Giovanni ogni giovedì (ore 21.15), dal 14 marzo al 4 aprile. Il tema scelto per questo nuovo percorso spirituale è quello dei Responsori della Settimana Santa: «il ciclo delle meditazioni quaresimali che “O Flos Colende” propone quest’anno – spiega il cardinale Betori – avrà come cornice musicale l’Officium Tenebrarum, più precisamente alcuni Responsori della Settimana Santa, nella tradizione barocca della nostra cattedrale, che verranno accompagnati con riflessioni sui testi biblici che ne costituiscono le fonti».

Officina dei Saponi

La musica che le affianca è quella composta dal sacerdote Giovanni Maria Casini (1652-1719), organista del Duomo di Firenze fra Sei e Settecento, del quale ricorrono i trecento anni dalla morte. Pubblicati nel 1706, i Responsori della Settimana Santa (trascritti in notazione moderna da Gabriele Giacomelli) sono considerati il suo capolavoro, anche perché coniugano, in maniera suggestiva, un contrappunto di origine rinascimentale a un gusto barocco che scolpisce il testo sottolineandone i passi più drammatici.

Lo stesso Casini aveva previsto un’esecuzione dei Responsori che unisse voci e strumenti, ed è per fedeltà a quelle intenzioni d’autore che verranno restituiti, di volta in volta, nelle loro più diverse vesti sonore, da quella per solo voci a cappella a quella che chiama in causa anche gli strumenti ad arco. Una gamma di varie soluzioni che coinvolgeranno in ordine di successione – a chiosare i testi letti da Bruno Schirripa e le riflessioni del cardinale Betori – il Coro Harmonia Cantata diretto da Raffaele Puccianti (14 marzo), le voci della Schola Cantorum “F. Landini” della Scuola di Musica di Fiesole guidate da Fabio Lombardo (21 marzo), la Cappella Musicale della Basilica di San Lorenzo diretta da Umberto Cerini (28 marzo), la Cappella Musicale della Cattedrale di S. Maria del Fiore con il Quartetto Fiordaliso del Conservatorio  Cherubini di Firenze e Daniele Dori all’organo sotto la direzione di Michele Manganelli (4 aprile).

Si collega strettamente al tema dei Responsori della Settimana Santa il vero e proprio concerto inaugurale di O flos colendeMercoledì 10 Aprile (ore 21.15) nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore: è l’Ufficio delle tenebre della tradizione sei-settecentesca, ma stavolta di area squisitamente francese, articolato in brani per voci e strumenti appositamente composti per la liturgia da Marc-Antoine Charpentier – famoso per il Te Deum, sigla dell’Eurovisione – e da François Couperin, uno degli ultimi grandi maestri del Barocco, prolifico e raffinatissimo autore di pagine per clavicembalo.

Il compito di ricreare la profonda intensità emotiva e il fascino evocativo di questi brani spetta ai musicisti de Les Talens Lyriques, voci e strumenti d’epoca di notorietà internazionale guidati dal loro fondatore, il clavicembalista e direttore Christophe Rousset, presenti per la prima volta nel cartellone di O flos colende. Dal 1991, anno della fondazione, Les Talens Lyriques si sono imposti per lo scrupolo stilistico e l’eleganza di interpretazioni volte soprattutto alla valorizzazione del repertorio francese del XVII e XVIII secolo, realizzando pluripremiate incisioni discografiche e partecipando a produzioni operistiche e concerti nei festival e nelle sale di tutto il mondo.

Martedì 7 maggio (ore 21.15), O flos colende offre una nuova occasione per far ammirare al pubblico lo spettacolare organo Mascioni della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, strumento dalla sontuosa potenza sinfonica che nel 2017 ha conosciuto ulteriori ampliamenti e perfezionamenti tecnici (oggi è costituito da 6 corpi sonori, 4 consolle, quasi 8000 canne). A valorizzare le caratteristiche sonore di quello che è uno strumento unico in tutt’Italia sarà un organista di fama internazionale, che aggiunge così il suo nome a quello dei grandi interpreti fino ad oggi ospitati da O flos colende: Maurice Clerc, fra i maggiori rappresentanti della gloriosa tradizione organistica francese, organista titolare della Cattedrale di St. Benigne, a Digione, virtuoso dell’improvvisazione e abile trascrittore, protagonista di una carriera internazionale che l’ha portato a tenere migliaia di recital e a suonare in luoghi prestigiosi come la Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, la Cattedrale di San Patrizio a New York, la Basilica di San Marco a Venezia.

Presente per la prima volta a Firenze, Maurice Clerc è protagonista di un recital incentrato sul repertorio francese che spazia dal Barocco al Novecento e alla contemporaneità: da François Couperin a Louis Vierne, alle espressioni più recenti di Francis Chapelet e di Pierre Cochereau, il cui spettacolare Scherzo è un’improvvisazione da lui tenuta nel 1974 sull’organo della Cattedrale di Notre-Dame e ricostruita, sulla base di una registrazione, dal suo allievo Maurice Clerc. Da segnalare anche l’omaggio all’Italia reso con una trascrizione, di mano dello stesso Clerc, dell’Adagio dal Concerto per oboe di Alessandro Marcello, brano a suo tempo divenuto celeberrimo per essere stato inserito nella colonna sonora del film Anonimo Veneziano.

Con il concerto di Martedì 4 Giugno (ore 21.15), O flos colende prosegue nelle finalità di valorizzare il grande organo Mascioni del Duomo di Firenze e le sue uniche peculiarità sonore. Dell’appuntamento è stavolta protagonista un duo inusuale, quello formato dal trombone di Andrea Conti, prima parte dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e dall’organista lussemburghese Guy Poupart, brillante concertista ammirato in Europa e Asia.

Le sonorità avvolgenti del trombone e quelle maestose dell’organo unite in un connubio timbrico di particolare fascino, per un programma assai variegato e che impegna anche l’organo da solo:pagine celebri come l’intensa Méditation dall’opera Thaïs di Jules Massenet o come il Mattinotratto dalle musiche di scena scritte da Edvard Grieg per il Peer Gynt di Ibsen, affiancate a vere rarità come la misteriosa Communion – Les oiseaux et les sources che Olivier Messiaen incluse nella sua Messe de la Pentecôte o come il virtuosistico Morceau symphonique di Alexandre Guilmant, a comporre un ricco impaginato che prevede anche le trascrizioni di due autori fondamentali del Barocco, Händel (Concerto per oboe in sol minore) e Bach (il preludio corale Wachet auf ruft uns die Stimme BWV 645).

Europa e Sudamerica dialogano attraverso la musica nel concerto di Mercoledì 3 Luglio (ore 21.15). A risuonare fra le volte della Cattedrale di Santa Maria del Fiore sarà un suggestivo programma, appositamente impaginato per O flos colende ed eloquentemente intitolato Tesori musicali barocchi fra Vecchio e Nuovo Mondo: pagine per voce solista e varie combinazioni strumentali, di argomento sacro o comunque di significato spirituale, che hanno come autori principali lo spagnolo José de Torres e il toscano Domenico Zipoli.

Torres, fra i nomi più importanti del Barocco iberico, fu un musicista molto apprezzato in America Latina, come dimostrano i numerosi spartiti di sue musiche custoditi nell’archivio della Cattedrale di Città del Guatemala; Zipoli, trasferitosi a Cordoba al seguito di una missione di padri gesuiti, conobbe in Sudamerica una formidabile notorietà come autore di numerosi brani che sono entrati a far parte del patrimonio popolare locale, e che ancor oggi non è raro sentire là eseguiti.

Questo variopinto mondo di cantate, danze e brani strumentali, dove lo stile colto europeo si sposa all’espressività più immediata del gusto sudamericano, rivivranno grazie ai musicisti dell’ensemble Al Ayre Español, guidato dal suo fondatore e clavicembalista Eduardo López Banzo, alla loro prima apparizione in Toscana. Presenti al Concertgebouw di Amsterdam, al Musikverein di Vienna, al Palau de la Musica Catalana di Barcellona, al Festival Monteverdi di Cremona, Al Ayre Español e Banzo sono interpreti rinomati in questo repertorio, che in più di trent’anni di intensa attività concertistica e di accurati studi musicologici hanno saputo restituire con autenticità e proprietà stilistica.

Sono le formidabili voci bianche dei Tölzer Knabenchor a suggellare, nell’appuntamento di Giovedì 12 Settembre (ore 21.15), l’edizione 2019 di O flos colende. Guidate da Christian Fliegner, a suo tempo voce solista dei Tölzer fra le più richieste, e accompagnate all’organo da Clemens Haudum, queste 28 voci di ragazzini dalla notorietà internazionale, protagoniste di pluripremiate registrazioni, presenti in più di duecento concerti all’anno e numerosissime produzioni operistiche, si faranno ammirare in un programma di particolare piacevolezza.

Nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il loro timbro di innocente purezza sarà riservato a pagine di Mendelssohn, Mozart (Il flauto magico, uno dei cavalli di battaglia, ma anche l’Ave Maria K 554 e l’Alleluja K 553), Franck (Panis Angelicus), Rossini, ma anche dei meno noti Johann Michael Haydn e Giovanni Giorgi. A completare il programma della serata – che segna oltretutto il ritorno dei Tölzer Knabenchor sulle scene fiorentine dopo quasi quindici anni – anche i mottetti Beatam me dicent e O beata Trinitas di Marco da Gagliano, eseguiti nella trascrizione moderna di Gabriele Giacomelli: omaggio a un musicista che nella Firenze del Seicento ricoprì il ruolo di maestro di cappella di Santa Maria del Fiore, oltre che della corte medicea e della basilica di San Lorenzo.

Enjoy Chianti

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