NG-001 EVIDENZA

La mia conoscenza con Nello Gatti risale ormai a qualche anno e apprendere dell’uscita del suo libro, ha suscitato in me una buona dose di curiosità. Introduco con piacere il suo perché mette in luce la moderna modalità di comunicazione del vino e le dinamiche ad essa connesse. Nello è riuscito a rendere fluido un problema che è ormai è attuale e direi anche tossico per il mondo del vino stesso.

C’è chi racconta il vino attraverso i numeri, chi attraverso le etichette e chi, invece, riesce a trasformarlo in un linguaggio universale fatto di relazioni, emozioni e visione. Nello Gatti appartiene a questa ultima categoria. Giornalista, divulgatore e instancabile ambasciatore del gusto italiano, ha costruito negli anni un percorso che intreccia comunicazione, cultura e territorio, portando il vino ben oltre il calice. Con il suo stile diretto e coinvolgente, Gatti continua a interpretare il mondo enologico contemporaneo come uno spazio di incontro tra persone, storie e identità.

Un mondo in cui da anni, si ripete come un mantra: cambiare linguaggio. Rendere il racconto più accessibile, più contemporaneo, più vicino al consumatore. Ma cosa accade quando il problema non è più (o non è solo) una questione di parole, bensì di struttura, di relazioni, di condizioni?

È da questa frattura che nasce Winewashing, Viaggio insostenibile di un comunicatore nel mondo del vino. Il libro di Nello Gatti, che si inserisce nel dibattito enologico con uno sguardo interno, critico ma costruttivo. Non un’inchiesta, né un atto d’accusa, ma una riflessione lucida su un sistema tanto affascinante quanto contraddittorio.

Un ecosistema frammentato

Il merito principale del volume è quello di attraversare senza compartimenti stagni l’intera filiera: produttori, comunicatori, ristorazione, eventi, formazione e media. Il quadro che emerge è quello di un ecosistema dinamico, capace di esprimere progettualità e visioni ambiziose, ma allo stesso tempo segnato da una frammentazione strutturale.

Da un lato si moltiplicano iniziative, investimenti e narrazioni; dall’altro, però, persistono fragilità operative: la comunicazione viene spesso trattata come richiesta episodica più che come leva strategica, le competenze faticano a trovare continuità e riconoscimento, e il valore generato si disperde tra visibilità effimera e assenza di visione a lungo termine.

In questo contesto, ogni attore sembra muoversi in autonomia: il produttore comunica senza integrare, il comunicatore racconta senza un legame profondo con il prodotto o spesso senza competenze, la ristorazione semplifica per necessità, gli eventi si consumano rapidamente. E il pubblico, teoricamente al centro, resta invece ai margini.

Il “metanolo della comunicazione”

Tra le intuizioni più incisive del libro c’è la metafora del “metanolo della comunicazione”, un richiamo implicito allo scandalo che negli anni Ottanta segnò profondamente il settore vitivinicolo italiano. Qui, però, il riferimento non è a un evento traumatico e visibile, bensì a una deriva silenziosa: scorciatoie narrative, sovrapposizioni di ruoli, mancanza di integrazione.

Non si tratta di un problema che si possa risolvere semplicemente cambiando linguaggio. La questione, suggerisce Nello, è più profonda: riguarda la necessità di ricostruire le basi del sistema.

Basi umane dove il lavoro sia riconosciuto, e le relazioni siano equilibrate. Basi economiche in cui la comunicazione venga considerata un investimento e non una concessione. Basi culturali, dove tecnica e accessibilità possono convivere. Basi strategiche, dove la filiera agisca come sistema e non come somma di individualità.

Una domanda aperta al settore

Winewashing si muove costantemente tra esperienza personale e visione collettiva, evitando facili semplificazioni. Non indica colpe precise, ma evidenzia un disallineamento sistemico tra chi produce, chi comunica e chi consuma.

La domanda che attraversa il libro, e che inevitabilmente interpella tutto il settore, è tanto semplice quanto cruciale: esistono oggi le condizioni per una comunicazione del vino capace di accompagnare davvero il prodotto dal territorio alla società dei consumi, includendo chi quel vino lo sceglie e lo vive?

Dopo aver superato crisi profonde come quella del metanolo, il comparto vitivinicolo ha saputo ricostruire solide basi qualitative e normative. Oggi, però, la sfida si sposta su un piano meno visibile ma altrettanto determinante: quello della comunicazione.

Oltre lo slogan

Il libro di Gatti arriva in un momento storico in cui il settore è chiamato a confrontarsi con nuovi pubblici, nuovi linguaggi e nuove responsabilità. Ma, come suggerisce l’autore, forse il cambiamento non può limitarsi alla superficie.

Perché sul vino si è detto quasi tutto.
Ma comprenderlo davvero insieme, resta ancora la sfida più urgente.

Alberto Chiarenza
Sono romano ma cresciuto in Sudafrica: porto uno sguardo multiculturale, eleganza e passione enogastronomica. Sommelier e Assaggiatore ONAV, vivo il vino come stile di vita e continua ricerca.