L’Azienda Agricola Marrone si trova a La Morra (Cn), frazione Annunziata, nelle Langhe. Un areale noto per la produzione di vino, soprattutto, Barolo. Qui, da quattro generazioni la famiglia Marrone produce vino. I vigneti della cantina Marrone si estendono su una superfice di oltre 25 ettari, le varietà allevate sono: oltre al Nebbiolo che dà origine a buona parte dei loro vini, Dolcetto, Barbera, Arneis, Favorita, Chardonnay e Moscato. Alcune vigne vantano oltre 60 anni. Al timone dell’azienda, c’è Gian Piero Marrone con il prezioso aiuto della consorte Giovanna e delle tre figlie, Denise, Serena e Valentina. Ognuno di loro ha un compito diverso e ben preciso in azienda, con il comune denominatore di svolgere un lavoro meticoloso sia nei vigneti sia in cantina, al fine di produrre vini territoriali e tradizionali che in funzione della tipologia, nel calice si traducano in elevata qualità. L’ attività si svolge in parte anche nel comune di Treiso, presso la Cascina Carlot.
Abbiamo posto alcune domande a Denise Marrone.
Come stanno cambiando le pratiche vitivinicole a causa del riscaldamento globale e delle nuove condizioni climatiche?
Mia sorella Valentina è l’enologa e mi ha detto che l’annata 2025 è stata FAVOLOSA, con le corrette condizioni climatiche per poter sperimentare una produzione 100% “biodinamica”. E metto la parola biodinamica tra virgolette perchè lei non vuole che si usi, perchè è stata così abusata negli ultimi anni che non è facile darle la corretta accezione, di lavoro al 100% nell’ottica del rispetto della natura, dei batteri e dei microelementi presenti nel terreno e nell’acino. Quindi, per rispondere alla tua domanda: il 2025 è nel pieno di questo periodo che tu definisci di riscaldamento: è improprio, sono soltanto mutate certe condizioni, che possono comunque essere perfette a modo loro. La natura è viva per definizione, e mutevole ogni anno, noi la assecondiamo per fare in modo che le piante non vadano in stress e in sofferenza e poi vendemmiamo il risultato… La produzione si riduce ogni anno: forse è meglio, perchè il consumo di vino in termini di quantità si sta riducendo drasticamente, ma sta aumentando la ricerca della qualità – buon per noi. Lavoro meccanico in vigna, adattamento della parete fogliare, concimazione organica, seguire le fasi lunari… pratiche normali ai tempi dei nostri nonni, che si sono rivelate essere la risposta esatta e precisa anche oggi.
Secondo lei, i giovani vedono ancora l’agricoltura e la viticoltura come un’opportunità di futuro? Cosa servirebbe per renderla più attrattiva?
Io sono del 1979, la generazione successiva a quella dei “giovani”. Mia figlia ha 18 e non vuole fermarsi in azienda. Sogna un cammino indipendente e in tutt’altro settore. Ma vedo giovani fare come lei, studiare fuori casa per tornare con una passione ancora maggiore di quella che ricordo mia tanti anni fa. Oggi c’è una tale libertà di scelta che chi torna ama questo lavoro, e ha accesso a conoscenze e competenze che noi non avevamo. Vedo un futuro, e un futuro di alta qualità. Magari più piccolo…
Quali innovazioni o cambiamenti avete introdotto recentemente nella vostra produzione o nella gestione della cantina?
Uno studio maniacale dell’ossigeno e degli effetti dell’ossidazione sull’invecchiamento dei vini. Correlato all’elevage sur lies: da sempre sappiamo che è utile, e che aiuta a preservare colore e freschezza nel tempo, e lo stiamo applicando a tutta la produzione, sia di vini bianchi che rossi, sia in legno che in acciaio.
Avete progetti futuri di espansione, nuovi vini o collaborazioni particolari di cui siete entusiasti?
Affrontiamo con entusiasmo tutte queste sfide, a 360°, dalla produzione alla commercializzazione, cercando di migliorare ogni più piccolo dettaglio, perchè sono i dettagli che fanno la differenza. Mio papà, leva 1955, in pensione da anni, ma che in pensione non andrà mai, continua a costruire attrezzi che non esistono, semplicemente seguendo la logica dei suoi pensieri e cercando di raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Ho pubblicato su Instagram il video della vendemmia 2025: andate a vedere la sua ultima creazione, un “pettine” che accompagna l’uva sul nastro di selezione molto molto lentamente, in modo che la pigiatrice, una Pellenc, possa lavorare quasi un grappolo per volta. Maniaci della qualità? Giudicate voi.





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