L’essenza delle cose di Giorgio Morandi [VIDEO]

Il Museo del Novecento ospita, dal 15 marzo al 27 giugno, "Exit Morandi", una grande mostra monografica dedicata all'artista bolognese

CMT_Orizzontale

 

Il Museo del Novecento ospita, dal 15 marzo al 27 giugno, Exit Morandi, la grande mostra monografica dedicata a Giorgio Morandi (1890-1964), uno dei maggiori rappresentanti dell’arte del XX secolo e oggi riconosciuto come un artista di fama internazionale.

L’esposizione, curata da Maria Cristina Bandera e Sergio Risaliti, prende origine da quattro importanti dipinti appartenuti al collezionista e mecenate Alberto Della Ragione e raccoglie opere appartenute o gravitate nell’orbita di Roberto Longhi, Cesare Brandi, Francesco Arcangeli e Carlo Ludovico Ragghianti, illustri storici dell’arte, molti dei quali anche amici del pittore e punti cardinali della critica novecentesca relativa alla sua arte.

“Il visitatore di questa mostra trova Giorgio Morandi, un artista che oggi parla particolarmente al nostro tempo – spiega Maria Cristina Bandera, curatrice della mostra, oltre che Direttrice della Fondazione Roberto Longhi e una delle massime studiose al mondo del maestro bolognese – e il nostro sguardo si pone in dialogo con opere di Morandi particolarmente significative, non solo nel percorso, nel cammino artistico di Giorgio Morandi ma anche nell’interpretazione dei suoi critici e amici che sono stati grandi pilastri nella storia dell’arte del Novecento”.

Exit Morandi ha anche il pregio di riunire tutti i temi cari al grande artista: dalle nature morte, – tra cui spicca la sequenza di bottiglie, vasi, ciotole e i fiori recisi – agli splendidi paesaggi senza tempo, e di mostrare le varie tecniche da lui utilizzate in quanto, oltre ai dipinti, è possibile ammirare anche alcuni disegni e diverse incisioni.

Una pittura, quella morandiana, che colpisce in quanto, pur rappresentando perlopiù modesti oggetti di vita quotidiana, ha il potere di svelarne l’essenza, o meglio una sorta di “trascendenza”, rifiutandone un’identità codificata. E in effetti, trovarsi di fronte ai quadri di Morandi, scrutarne i dettagli o l’intensità dei colori, i contorni delle celebri ‘bottiglie’, ad esempio, conduce il visitatore attento a prendere atto che non si tratta di oggetti riprodotti realisticamente ma “ridipinti”, trasfigurati, i quali, come ci tiene a precisare la professoressa Bandera, diventano “elementi compositivi, forme geometriche e architettoniche” che assurgono da subito a un altro significato.

“Le bottiglie per Morandi sono delle forme, delle figure che vengono disposte su un palcoscenico e che si inseriscono in uno spazio, che scandiscono uno spazio in verticale – specifica ancora Maria Cristina Bandera – Morandi non è stato solo un pittore di nature morte ma anche un pittore di paesaggi, di questi paesaggi filtrati attraverso la mente, evocati, mai descrittivi, mai naturalistici ma sempre di grande ricerca, una ricerca che comunque si muove sempre in parallelo tra natura morta e paesaggio.”

Effettivamente, anche quelli che l’artista chiama, non a caso, “paesi”, e che Federico Zeri nel suo “Abecedario pittorico” definisce “tra i capolavori del paesaggismo di tutti i tempi”, sono rappresentati nella loro essenza, visioni poetiche private di qualsiasi elemento decorativo o illustrativo. E d’altronde è lo stesso Morandi che esprime questa intima necessità di rappresentare attraverso l’arte l’invisibile, non la realtà oggettiva delle cose, quando afferma: “ritengo che non vi sia nulla di più surreale e di più astratto del reale.”

L’esposizione vede la collaborazione con Fondazione Roberto Longhi e Villa Brandi e si avvale dei prestiti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Banca Monte dei Paschi di Siena e di significative collezioni private.

eChiantiShop

Alissa Zavanella

View posts by Alissa Zavanella
Redattrice, laureata in lettere moderne e appassionata di buoni libri, teatro e mostre d’arte. Mi piace scrivere da sempre.
Scroll to top
Pallium
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: