Radici millenarie e lavoro degli agricoltori, come custodi del paesaggio, sono alcuni dei punti di forza di Greve in Chianti che estende sul territorio nazionale vocazioni e potenzialità di un luogo carico di identità, ruoli ed espressioni agricole. È Lamole, paesaggio storico rurale, inserito nel registro nazionale dal 2018, testimone di una marcata eredità culturale e di un lungo percorso che nelle maglie della storia ha costruito un legame indissolubile tra territorio e produzioni grazie all’intervento dell’uomo.  Fare rete, conservare e tutelare le tradizioni, le pratiche e le conoscenze rurali e il patrimonio storico Italiano continua ad essere la formula vincente per promuovere a livello internazionale il Chianti e i suoi territori agricoli di pregio naturalistico e paesaggistico. In questa direzione va l’importante passo compiuto dal Comune, che con il suo tesoro naturalistico, sintesi perfetta di ambiente e territorio antropizzato, insieme all’associazione dei produttori di Lamole, ha sancito il proprio impegno firmando un documento per la costituzione dell’associazione Paesaggi Rurali Storici italiani e l’istituzione del relativo comitato promotore.

La nascita di questa nuova rete, che mette insieme 27 realtà italiane spaziando da nord a sud della penisola, è stata ufficializzata nel primo Congresso nazionale dei Paesaggi Rurali Storici Italiani che si è tenuto nei giorni scorsi presso l’Auditorium di Sant’Apollonia a Firenze. A sottoscrivere il documento è stato il vicesindaco, nonché assessore alla Cultura e al Turismo, Lorenzo Lotti, accompagnato dal dipendente comunale Simone Coccia, responsabile dell’area Progettazione, Patrimonio, Sport e Ambiente. “È stata un’occasione importante di conoscenza reciproca, confronto e condivisione dei punti di forza e degli elementi di vulnerabilità dei paesaggi storici, un’opportunità per affermare il ruolo strategico dei siti rurali italiani che sono parte integrante del patrimonio culturale del nostro paese sotto il profilo paesaggistico, architettonico, economico e turistico”. Partecipando all’iniziativa di rilievo nazionale il Comune di Greve ha potuto raccontare il proprio territorio e partecipare ai tavoli di lavoro che hanno offerto spunti di riflessione sulle nuove sfide e le opportunità che i paesaggi rurali storici possono cogliere e affrontare come risorse fondamentali per il Paese. Sono stati affrontati temi legati al ruolo dell’agricoltura e al suo rapporto con la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, all’uso sapiente delle risorse naturali, all’impegno nella tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico italiano.

Con i suoi 90 residenti Lamole ha l’estensione più piccola dei paesaggi storici rurali italiani e, nonostante le dimensioni, si distingue per la vitalità sociale e produttiva.  “Lamole è un’area rurale viva – continua l’assessore Lotti – abitato da famiglie e produttori che risiedono e lavorano in questo angolo di Chianti, grazie al loro presidio, sinonimo di tutela e cura, il borgo si è potuto conservare e mantenere, gli abitanti hanno sviluppato un profondo senso di appartenenza al territorio, una particolare affezione al luogo dove hanno creato una comunità”. E’ l’esempio più rilevante di spopolamento delle campagne nella storia del territorio chiantigiano, nel dopoguerra Lamole contava 900 abitanti. Le capacità e il lavoro dei produttori hanno fatto sì che, nonostante le difficoltà, il borgo si mantenesse in vita e vedesse crescere le potenzialità produttive.

Ciò che contraddistingue il territorio grevigiano, entrato nell’olimpo dei paesaggi storici rurali d’Italia, è la presenza dei particolari terrazzi lamolesi dalle antiche origini. Furono per primi i Romani a portare in altura, a Lamole, le coltivazioni della vite e dell’olivo individuando nella posizione, nella perfetta esposizione, nelle caratteristiche di un anfiteatro naturale, protetto a nord del Monte San Michele rivolto al Mar Tirreno, il luogo ideale per le attività agricole. La viticoltura di qualità, eseguita sui terrazzi, era famosa sin dall’epoca medievale e venne poi praticata nei secoli successivi. Lamole infatti veniva indicata come una delle culle del Chianti di qualità, caratterizzata da un territorio la cui pendenza mediamente era superiore al 30% e non superava il 50%. Il nome del borgo deriva dalla parola latina ‘lamulae’ che significa piccole lame, lingue di terra e si riferisce e gli appezzamenti che si venivano a formare avvicinando i muri, costituiti da sassi, e creando delle terrazze caratterizzate da una larghezza di pochi metri.

“La creazione di un’associazione che metta insieme le ricchezze territoriali italiane – dichiara il sindaco Paolo Sottani – potrà accrescere l’identità di questi luoghi e la capacità degli agricoltori di conservarli come veri e propri beni,  dai muretti a secco di Pantelleria fino ai terrazzamenti di Lamole, passando attraverso gli ulivi secolari tra Assisi e Spoleto e quelli storici di Venafro, il valore aggiunto della rete della quale siamo entrati a fare parte è la caratterizzazione di un continuum, le potenzialità di ciascuna identità storica si intrecciano per creare un elemento unificante. Il nostro impegno sarà quello di lavorare uniti per contrastare il decadimento dell’attività produttiva e valorizzare, promuovere, potenziare le qualità, i segni di civiltà e bellezza che possono incentivare gli scambi tra l’Italia e gli altri paesi del mondo e sviluppare un turismo di qualità e altamente competitivo”.

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