“Il moto delle cose” presentato a Firenze il libro di Giancarlo Pontiggia

A Palazzo Medici Riccardi, nella sala Pistelli, presentazione del volume e incontro con il poeta

Il ‘Moto delle cose’ è un libro “diverso dagli altri che ho scritto”: Vi è qualcosa di misterioso “che si sottrae alla possibilità di dargli una configurazione…”. Percorso da dubbi, interrogazioni, è un libro che viene da molto lontano”; esprime l’aspirazione al “poema didascalico, ai poemi presocratici, ai frammenti che hanno inciso sulla nostra storia poetica”.

Confluiscono nelle pagine del libro di poesie ‘Il moto delle cose’ di Giancarlo Pontiggia, presentato in Palazzo Medici Riccardi, su iniziativa della rivista internazionale di poesia ‘Gradiva’ e della Città Metropolitana di Firenze, “tutto quello che ho letto, pensato, vissuto” in molti anni.

Dopo i saluti istituzionali, sono intervenuti Michele Brancale e Luigi Fontanella, direttore di Gradiva. Quindi Pontiggia ha raccontato com’è nato il suo ultimo libro e letto alcuni testi.

Il nuovo libro di Pontiggia, per Luigi Fontanella, completa il percorso di ricerca dell’autore che si è sempre posto la domanda del senso della poesia cercando di portarlo alla luce. Fontanella ha utilizzato la figura del palombaro per attribuire a Pontiggia la capacità di scendere in profondità per cogliere “ciò che resta dopo un setaccio”, dopo “una rogatio continua”, tra “orrore e stupore, due reazioni che custodiscono l’enigma del mondo”.

Le 21 sezioni e 72 poesie de ‘Il moto delle cose’ secondo Michele Brancale pongono l’autore e il lettore “davanti al mistero della vita e del tempo, dall’inizio alle ‘cose ultime’, al tempo dopo il tempo: vi è come un’irruzione, una rivelazione, che irrompe nell’ordinario e che scuote. Il ‘moto delle cose’ è nella vita qualcosa che ci appartiene e ci sfugge e in cui restiamo tuttavia immersi”.

Tra i presenti nella Sala Pistelli, che ha ospitato l’incontro, anche il poeta Luca Giordano. “In queste poesie di Pontiggia – è intervenuto Giordano – trovo la ribellione a un tempo che espelle il mistero e, d’altra parte, la ricerca di un parola che non c’è, mentre tante altre parole, nel nostro tempo, muoiono”.

(foto: Antonello Serino)

redazione rossorubino

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