Il Massiccio cambia veste: Borgognotta e tappo a vite [VIDEO]

La storica etichetta Tamburini aggiorna bottiglia e chiusura, adottando il tappo a vite per garantire uniformità e precisione produttiva.

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Nel settore enologico l’innovazione tecnica continua a orientare le scelte produttive, con una crescente attenzione verso processi più controllati, materiali performanti e una riduzione dei conservanti. Tra le soluzioni che stanno trovando spazio anche nei vini di fascia alta c’è il tappo a vite, oggi considerato uno strumento capace di garantire stabilità e uniformità.

In questo contesto si inserisce il restyling del Massiccio, vino storico dell’Azienda Agricola Tamburini di Gambassi Terme (FI). L’etichetta, nata oltre vent’anni fa come primo prodotto a marchio Tamburini, è stata aggiornata con una Borgognotta e una chiusura a vite. Come racconta Emanuela Tamburini, “il Massiccio è stata la nostra prima etichetta e rappresenta un passaggio importante della storia aziendale. Dopo vent’anni abbiamo scelto di rinnovarlo mantenendo la sua identità, ma introducendo una chiusura che tutela l’integrità del vino”. Tamburini aggiunge che “il tappo a vite non è un segno di minor valore, ma uno strumento che permette al vino di rimanere com’è, senza deviazioni”.

Il percorso tecnico è stato seguito da Michele Jermann, che sottolinea come la scelta richieda una visione complessiva: “La sinergia tra tappo a vite, vigneto e cantina è fondamentale. Non è una soluzione immediata: se si sceglie il tappo a vite corretto per l’obiettivo enologico, si ottengono solo migliorie”. Jermann evidenzia anche il tema della costanza: “Tutte le bottiglie che apriamo con il tappo a vite sono uguali. Garantiamo una continuità olfattiva e degustativa che rappresenta un messaggio chiaro per il cliente”.

Tamburini conferma l’importanza di questo aspetto: “Per noi la coerenza tra una bottiglia e l’altra è un valore. Il cliente deve ritrovare sempre lo stesso profilo”. Jermann approfondisce anche il tema dei solfiti: “Una chiusura più ermetica ci permette di usarne meno. I solfiti sono antiossidanti necessari, ma con il tappo a vite possiamo limitarli senza compromettere la durata del vino”.

La scelta, precisa Jermann, non è universale: “Il tappo a vite non va bene per tutti i vini. Serve un percorso, capire cosa si vuole ottenere e scegliere la chiusura più adatta”. Un approccio condiviso da Tamburini, che conclude: “Abbiamo cercato un tappo a vite che funzionasse sia per i vini freschi sia per quelli destinati a un’evoluzione più lunga. Il Massiccio rappresenta bene questa direzione”.

Milko Chilleri
Giornalista e Sommelier, da sempre attivo comunicatore di arte cultura e gastronomia. Il vino è la mia passione: un bellissimo viaggio che non finisce mai.