Siamo così abituati a vederlo, arcigno e massiccio nel suo rivestimento di sasso, che non ci chiediamo il perché della torre così decentrata, né dello strano e composito andamento della parte posteriore, tanto diversa dal blocco anteriore prospiciente la piazza. L’unico, questo, al tempo in cui il Palazzo fu costruito come sede dei Priori della città. I tre cortili ben testimoniano le aggiunte successive, dovute alle nuove esigenze della famiglia granducale prima, del Regno poi, quando Firenze divenne capitale.

Le vicende storiche del Palazzo sono in pochi a conoscerle: il suo sorgere sulle rovine delle case degli Uberti, esecrati capi della fazione ghibellina, il progressivo incorporare antiche strutture murarie, le continue modifiche apportate alle scale, alle sale, ai decori…

Ecco quindi la porticina visibile in alto nel primo cortile, che sembra assurda a chi non sa o non ricorda che ci si arrivava con una scala di legno, da smantellare in caso di attacco nemico perché portava alla Sala delle Armi. O il rivestimento in macigno visibile, a sinistra, in cima allo scalone che fronteggia il suo gemello che conduce alla Sala dei Cinquecento. Perché qui, all’interno, il macigno che riveste l’esterno del nucleo originario del Palazzo? Semplice: è il muro che apparteneva al retro della prima massiccia struttura e che, da esterno, è diventato interno dopo le nuove aggiunte.

Allo stesso modo, è sparita la loggetta esterna di accesso al Salone dei Duecento; è stato rialzato il soffitto di quello dei Cinquecento, che pertanto ha un aspetto molto diverso da quando ospitò il processo al Savonarola. Né esiste più l’Arengario – il rialzo che correva lungo la facciata principale – da cui i Priori assistevano alle feste e parlavano al popolo; si è sgretolato l’antico leone, è al Bargello l’originale di Donatello, così come sono copie anche molte altre delle statue che punteggiano la Loggia dei Lanzi e la piazza.

Queste ed altre modifiche strutturali e decorative, attuate nel corso dei secoli per volere soprattutto dei Medici, sono visibili a tutti. Quello che, tuttavia, non si vede e che i più ignorano, è che le spesse mura del Palazzo sono percorse da una serie infinita di gallerie e di passaggi nascosti, con finestrelle (come quella che si apre nella loggetta cui si accede dalle stanze di Eleonora) e spioncini da cui era possibile assistere invisibili a incontri politici e colloqui riservati; che si può passare da un locale all’altro aprendo porte segrete come quella celata dietro una delle carte geografiche della Sala del Mappamondo; o guardare nella piazza da una delle rare finestre nascoste dietro gli stemmi che adornano la facciata.

E poi labirinti di strade e di burella di età romana nascosti sotto la pavimentazione del pianterreno; stretti corridoi percorribili nello spessore delle mura; botole nei soffitti e nei pavimenti; scale distrutte, murate, scomparse, pozzi che finiscono direttamente nello Scheraggio e quindi in Arno.

Si narrano storie di misteriose e oscure presenze che si aggirano nelle splendide sale: spiriti inquieti di cortigiani, spie, servitori, uccisi a fil di spada o fatti precipitare nel secondo cortile o gettati appunto nello Scheraggio − il fiume interrato per costruire il Palazzo e che, scendendo dallo Studiolo del Principe nei locali sottostanti, si ode scorrere tumultuoso.

Leggende nere che si aggiungono alle altre circolanti sui Medici e che ritornarono di colpo alla ribalta quando gli scavi effettuati in via dei Leoni per ospitare l’Ufficio immigrati portarono alla luce tre antichi scheletri. Leggende di lotte per il potere, di amori osteggiati, di assassinii impuniti. Come quella del servo di Cosimo improvvisamente scomparso, forse murato vivo perché reo di aver rivelato al futuro Francesco I la relazione dell’anziano Granduca con la giovane e invisa Camilla Martelli.

Nessuno li ha mai visti, i fantasmi di Palazzo Vecchio, ma c’è chi sussurra di averne avvertito la presenza…

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